mercoledì 28 marzo 2012
Oggi Fidel Castro incontrerà "con piacere" Benedetto XVI
28/03/2012 08:35
VATICANO - CUBA da Asinews
L'annuncio è stato dato dallo stesso Lider Maximo su un sito governativo. Ieri Benedetto XVI, incontrando Raul Castro, gli ha chiesto che il Venerdì Santo venga dichiarato festa, per permettere ai cristiani di celebrare la Passione di Cristo. Nel '98, Giovanni Paolo II ottenne che il 25 dicembre, Natale, fosse considerato festa nazionale. Il pontefice ha anche fatto "richieste umanitarie", forse per i prigionieri politici. Il vicepresidente Murillo esclude qualunque "riforma politica".
L'Avana (AsiaNews) - Fidel Castro vedrà "con piacere" Benedetto XVI oggi all'Avana, nell'ultimo giorno della presenza del pontefice a Cuba. In un articolo firmato da lui e riportato sul sito ufficiale CubaDebate.cu, il "Lider Maximo" scrive: "Sarò lieto d'incontrare Sua Eccellenza Papa Benedetto XVI, come feci nel 1998 con Giovanni Paolo II: un uomo al quale il contatto con i bambini e con gli umili cittadini del popolo suscitava invariabilmente sentimenti di affetto". L'85enne ex presidente cubano, malato da vari anni, spiega di aver deciso di chiedere al papa "qualche minuti del suo tempo così oberato di impegni" dopo aver appreso dal ministro degli esteri Bruno Rodriguez che all'illustre ospite sarebbe "piaciuto un modesto e semplice colloquio".
L'attesa per un incontro fra Fidel Castro e Benedetto XVI ha dominato tutto il viaggio del papa. Molti si aspettavano che tale incontro sarebbe avvenuto ieri, quando il pontefice ha fatto visita a Raul Castro, fratello dell'ex dittatore, nel palazzo presidenziale. La visita era definita un incontro con "il presidente e i suoi familiari".
Nell'incontro con Raul Castro, durato 55 minuti, quasi il doppio di un normale incontro con i capi di Stato, il papa ha chiesto che il Venerdì Santo venga considerata una festa, per permettere ai cristiani di celebrare il giorno della Passione di Gesù. Il direttore della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi, ha detto che il governo ci penserà. Nel 1998, alla venuta di Giovanni Paolo II, le autorità cubane decisero di fare del 25 dicembre, Natale, una festa civica.
Secondo p. Lombardi, il papa ha anche parlato di alcune "richieste umanitarie", forse riferendosi a questioni legate alla prigionia di molti dissidenti politici per i quali la Chiesa cubana ha spesso fatto da mediatrice per la loro liberazione.
All'inizio del suo viaggio, Benedetto XVI aveva detto che l'ideologia marxista "non risponde più alla realtà" e aveva assicurato che la Chiesa non è un partito politico, ma vuole aiutare "in spirito di dialogo" per dar vita ad una società più giusta".
Il papa, con molta gentilezza e con accenti spirituali, ha sempre suggerito dei passi per il cambiamento, basati sul rispetto dell'uomo, sulla sua libertà religiosa, sul lasciare spazio al contributo della fede cristiana nella società, sulla riconciliazione.
Ma Marino Murillo, vicepresidente e responsabile dell'economia nel governo, ha subito messo le mani avanti: "In Cuba non vi saranno riforme politiche".
Il Sacerdote diceva di amarmi alla follia
Da Padre Giulio Scozzaro
La mia è una storia triste e molto dolorosa. Dopo anni di atroci sofferenze, riesco oggi, con la Grazia di Dio, a scrivere, per testimoniare ciò che ho vissuto. E' un atto di carità che Gesù mi chiede, nei confronti di tante donne che si sono trovate o si trovano nella mia situazione.
Mi chiamo Alessandra e vivo in Umbria. Ho 42 anni e ho sempre avuto nel mio cuore un grande amore per Gesù e la Madonna. Ne mio cuore, ha sempre albergato il desiderio per la vita religiosa. Un pomeriggio del mese di settembre del 2003, decido di fare un corso di esercizi spirituali della durata di 5 giorni. Avevo proprio bisogno di una ricarica spirituale. Il direttore degli esercizi era un Sacerdote, a suo dire molto innamorato della Madonna. Un uomo di preghiera, molto spirituale e attento all'ascolto. Era proprio quello che cercavo... finalmente qualcuno con cui potermi aprire e avere un aiuto per la mia anima assetata di DIO.
Gli esercizi trascorsero in maniera serena, io ero molto felice, soprattutto perché avevo trovato il mio Padre spirituale. Infatti fu questo Sacerdote a diventare mio confessore e direttore. Per i successivi due anni si comportò in modo tranquillo, accontentava ogni mio desiderio spirituale, raramente mi contrariava.
Io lo rispettavo e lo veneravo per la sua "santità"... fino al giorno in cui non mi disse che era giunto il momento di intensificare il nostro rapporto. Non più padre e figlia nel senso spirituale, ma sarei dovuta diventare la sua sposa mistica... e questo... PER VOLONTA' DIVINA !!!!
Mi rivelò di avere il dono delle locuzioni interiori e, quindi era Dio che voleva che io diventassi l’amante del mio confessore.
Io avevo piena fiducia in lui e facevo tutto quello che mi chiedeva, in fondo, non potevo ribellarmi alla volontà del Signore… Pian piano iniziai ad affezionarmi a lui in modo umano.
Un giorno, mentre ero in confessione... mi baciò!... Rimasi immobile non so per quanto tempo, ma lui mi tranquillizzò dicendomi che Gesù era contento e, siccome io amavo molto Gesù, sarei dovuta essere contenta. Da quel giorno iniziò la nostra relazione amorosa. Un misto continuo di sacro e profano. Io ero completamente nelle sue mani. Ogni giorno mi diceva di amarmi alla follia, mi riempiva di complimenti sulla mia persona, sulla mia bellezza. Mi chiamava al telefono giorno e notte.
Una sera mi disse che, ormai, era giunto il momento di avere rapporti sessuali completi, perché lui desiderava un figlio da me. Mi promise che presto avrebbe lasciato il sacerdozio per sposarmi. Io gli credevo. Durante i rapporti intimi, spesso aveva la Corona del Rosario in mano... Spesso mi riempiva la bocca di Ostie consacrate e mi baciava dicendomi che dovevo offrirmi vittima per lui.
Lui aveva un appartamento di sua proprietà e spesso andavo a trovarlo. Mi faceva bere in continuazione dell'acqua, dicendomi che era benedetta e che la sua sposa doveva purificarsi per avere rapporti con lui, essendo un Sacerdote. Non capivo nulla, ero come stordita, assolutamente presa da lui. Conosceva il mio amore e la mia devozione per Sant’Antonio e mi costringeva a recitare preghiere al Santo durante i rapporti sessuali. Dopo, si recava in Chiesa a celebrare la Messa.
Al suo ritorno, mi ripeteva parole meravigliose, mi riempiva la bocca di Ostie consacrate nella Messa appena celebrata e toccandomi nelle parti intime. Un giorno prese dell'olio santo e mi obbligò a ungere il suo corpo nudo, steso sul letto, perché fosse pronto per un nuovo rapporto con me. Ero talmente presa da lui, che decisi di trasferirmi nella sua città. Presi una casa in affitto vicina alla sua.
Non ho mai capito il male che mi stava facendo, perché mi diceva che io non ero una peccatrice, in quanto lui era un Sacerdote ed io la sposa che il Signore aveva scelto per lui.
Spesso mi fermavo a casa sua a dormire, la notte accendeva delle candele e le sistemava a forma di cerchio o di piramide, vicino al letto, poi mi dava da bere del liquore, e dovevo berlo anche se non ne avevo voglia. Doveva essere una bevanda adulterata.
Una volta partimmo per la Spagna. Lui aveva delle conoscenze e ci ospitò una famiglia. Lì mi accorsi che faceva delle avance ad una signora, ma era molto attento a non farsi beccare da me. Anche se vedevo... io non volevo vedere... non potevo... ero completamente sua.
Quando gli dissi che potevo essere rimasta incinta... non mi rispose, ma da allora preferì i rapporti orali. Mi diede una pastiglia che ingoiai senza sapere cosa fosse... ho saputo più tardi che era una pillola abortiva.
Per farla breve, cominciavo a vedere qualcosa che non andava e gli chiesi di darmi la prova d'amore che aspettavo... ma si è sempre rifiutato. La nostra relazione è terminata quando mio marito ci trovò abbracciati nella camera degli ospiti di casa nostra, eravamo lì dicendo che recitavamo i Vespri pomeridiani. Mio marito lo cacciò con massimo sdegno e volle conoscere tutto da me. Potevo negare i rapporti sessuali e tutto quello che era avvenuto con il Sacerdote, volli rivelare tutto senza nascondere proprio nulla. Avevo sbagliato gravemente, ero stata indotta a commettere gravissimi peccati.
Le autorità ecclesiastiche sono state da me informate su tutto. Ho le registrazioni fatte al telefono di tutto ciò che ha commesso con me e sono state portate al suo Provinciale. Paradossalmente quel Sacerdote ha negato persino di conoscermi, anche dinanzi alla registrazione della sua voce e dei racconti di quanto aveva fatto con me. Davvero incredibile.
I suoi superiori lo hanno messo alle strette ma lui li ha minacciati di denunciarli alla magistratura, e questa è stata la sua scappatoia per mettere paura al suo Provinciale.
Dimenticavo una cosa tremenda... dopo ogni rapporto sessuale mi confessava!!!
In questo modo non sarei andata a confessarmi dal mio parroco o altrove. Anche la confessione dopo i rapporti sessuali lui ammette nelle registrazioni telefoniche fatte da me a sua insaputa, ma incredibilmente davanti al Provinciale ha negato tutto. Ha negato tutto quello che aveva detto al telefono…
Le autorità ecclesiastiche vorrebbero tanto togliersi dai piedi questo prete scomodo... ma hanno troppa paura di agire contro lui perché temono ritorsioni e non hanno il coraggio di fermarlo.
QUANTA RESPONSABILITÀ DAVANTI A DIO!
Non voglio vendetta, non spetta a me. Desidero solo che la smetta di danneggiare altre donne compiendo un falso apostolato. Lo fermano proibendogli anche di organizzare quei pellegrinaggi che in realtà sono momenti di gravissimi peccati.
Prego per la sua conversione... la mia è costata Sangue a Gesù. E lacrime amarissime a me.
Ho tentato il suicidio, sono stata così male, che non credevo più neanche in Dio. Mi è crollato tutto, soffro tremendamente pensando che quel Sacerdote mi voleva all'inferno con lui. La Madonna mi ha salvata dall’inferno, mi confesso ogni settimana e frequento la Messa ogni giorno. Il Signore mi sta liberando da ogni ricordo violento col suo Amore.
Io amo la Chiesa e so che esistono molti Sacerdoti Santi... ma molti altri non sono degni di esserlo... sanno solo rovinare le anime. Se oggi sono qui a raccontare la mia tremenda vicenda è perché Gesù mi ha tanto amata e mi ha salvata nuovamente. Non ci saranno eternità per ringraziare Gesù. Voglio fare penitenze per tutta la mia vita.
Soffro ancora tanto, offro sempre a Dio la mia croce. Il vero Dio mi ama infinitamente e mi sta aiutando a vivere ancora... nonostante tutto.
martedì 27 marzo 2012
ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA SOPRA LA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO
Santa Brigida
La gioventù e la vita coniugale
Brigida nacque a Finsta, una cittadina svedese della regione dell'Uppland, da una famiglia aristocratica. La prima parte della sua vita fu quella di una laica felicemente sposata: dal suo matrimonio nacquero ben otto figli, la secondogenita fu Caterina e anch'ella fu canonizzata. Rimase vedova nel 1344.
Nonostante il benessere del suo ceto sociale, Brigida, insieme al marito, il nobile Ulf Gudmarsson, studiò la Sacra Scrittura, fondò un piccolo ospedale e assistette i poveri. Sia lei che il marito divennero terziari francescani. Fu molto apprezzata anche per le sue doti pedagogiche, tanto che venne richiesto il suo servizio alla corte di Stoccolma: questo primo periodo della vita di Santa Brigida si conclude con il pellegrinaggio a Santiago di Compostela.
I suoi pellegrinaggi
Dopo la morte del marito, Brigida sentì la necessità di spostarsi dal suo paese natale per iniziare nuove missioni: lasciata la Svezia nel 1349, si stabilì a Roma. Visitò molti luoghi italiani, soprattutto dove si trovavano reliquie di santi come Milano, Pavia, Assisi, Bari, Ortona,Benevento, Arielli, Pozzuoli, Napoli, Salerno, Amalfi, e il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano. L'ultimo pellegrinaggio la portò inTerra Santa, tra il 1371 - 1372, permettendole di visitare gli stessi luoghi vissuti da Gesù. Proprio a conclusione del suo pellegrinaggio a Gerusalemme, nel 1372, in visita alla casa della Madonna avrebbe ricevuto un messaggio:Tornate ormai nei paesi cristiani; cercate di emendare sempre più la vostra vita e cercate di vivere in seguito con somma vigilanza e attenzione, dal momento che avete già visitato questi Luoghi Santi, dove io e mio Figlio vivemmo corporalmenteLa personalità
Brigida svela quelli che a suo dire sarebbero i disegni di Dio sugli avvenimenti storici sia a principi che ai pontefici. Inoltre non risparmia dure ammonizioni in tema di riforma morale del popolo cristiano.
Ella sostenne di essere in continuo legame con Gesù, asserendo di aver avuto visioni e colloqui: da uno di questi nasceranno le famose orazioni.
Le orazioni di Santa Brigida
Leggenda vuole che Brigida volesse conoscere il numero esatto di colpi ricevuti da Gesù durante la sua passione. Durante una di queste apparizioni Gesù stesso le avrebbe rivelato di aver ricevuto 5480 colpi e che se si voleva onorarli, si dovevano recitare quindici Padre Nostro e quindici Ave Maria insieme alle orazioni che le insegnò: recitando per un anno queste preghiere si onoravano tutte le sue piaghe. Inoltre, secondo la Santa, Gesù avrebbe fatto diverse promesse per chi avesse recitato queste orazioni per un anno.
Promesse di Gesù
2. E 15 giusti della sua stirpe saranno confermati e conservati in grazia;
3. E 15 peccatori della sua stirpe si convertiranno;
4. La persona che le dirà avrà il primo grado di perfezione;
5. E 15 giorni prima di morire riceverà il mio prezioso corpo, di modo che sarà liberata dalla fame eterna e berrà il mio Prezioso Sangue perché non abbia sete eternamente;
6. E 15 giorni prima di morire avrà una amara contrizione di tutti i suoi peccati e una perfetta conoscenza di essi;
7. Metterò il segno della mia croce Vittoriosa davanti a lei per soccorrerla e difenderla contro gli attacchi dei suoi nemici;
8. Prima della sua morte io verrò a lei con la mia amatissima e dilettissima Madre;
9. E riceverò benignamente la sua anima e la condurrò alle gioie eterne;
10. E conducendola fino là, le darò con singolare tratto a bere alla fonte della mia Deità, ciò che non farò con quelli che non hanno recitato queste orazioni;11. Perdonerò tutti i peccati a chiunque è vissuto per 30 anni in peccato mortale se dirà devotamente queste orazioni;
12. E lo difenderò dalle tentazioni;
13. E gli conserverò i suoi cinque sensi;
14. E lo preserverò dalla morte improvvisa;
15. E salverò la sua anima dalle pene eterne;
16. E la persona otterrà tutto quello che domanderà a Dio e alla Vergine Maria;
17. E se è vissuto, sempre secondo la sua volontà e se è dovuto morire l’indomani, la sua vita si prolungherà;
18. Tutte le volte che reciterà queste orazioni guadagnerà indulgenze;
19. E sarà sicura di essere aggiunta al coro degli Angeli;
20. E chi insegnerà queste orazioni ad un altro, avrà gioia e merito senza fine che saranno stabili in terra e dureranno eternamente in Cielo;
21. Dove sono e saranno dette queste orazioni, Dio è presente con la sua Grazia.
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Prima orazione.
O Signore Gesù Cristo, eterna dolcezza di coloro che ti amano, giubilo che trapassa ogni gioia ed ogni desiderio, salute ed amore di coloro che si pentono, ai quali dicesti: “Le mie delizie sono con i figlioli degli uomini“, essendoti fatto uomo per loro salvezza ricordati di quelle cose che ti mossero a prendere la carne umana e di quello che sopportasti dal principio della tua incarnazione fino al salutifero tempo del tuo patire, ab aeterno ordinato nel Dio Uno e Trino. Ricordati del dolore che, come affermi tu stesso, ebbe l’anima tua, quando dicesti: “Mesta è l’anima mia fino alla morte“ quando nell’ultima cena che tu facesti coi tuoi discepoli, dando loro per vivanda il corpo e sangue tuoi, lavando i loro piedi e amorevolmente consolandoli predicesti la tua imminente Passione. Ricordati del tremito, dell’angustia e dolore che sopportasti nel santissimo corpo, prima di andare sul patibolo della Croce, quando dopo l’avere tu fatto tre volte orazione al Padre, pieno di sudor di sangue, ti vedesti tradito da uno dei tuoi discepoli, preso dal tuo popolo eletto, accusato da falsi testimoni, iniquamente da tre giudici condannato a morte, nel più solenne tempo della Pasqua, tradito, burlato, spogliato dei tuoi vestiti, percosso nella faccia (con gli occhi bendati), legato alla colonna, flagellato e coronato di spine. Concedimi adunque, ti prego dolcissimo Gesù, per le memorie che serbo di queste pene, prima della mia morte, sentimenti di vera contrizione, una sincera confessione e remissione di tutti i miei peccati. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria.
Seconda orazione.
O Gesù, vera letizia degli Angeli e Paradiso di delizie, ricordati degli orribili tormenti che provasti, quando i nemici tuoi, come ferocissimi leoni, avendoti circondato con schiaffi, sputi, graffi ed altri inauditi supplizi, ti lacerarono; e per le ingiuriose parole, per le aspre percosse e durissimi tormenti, con i quali i nemici tuoi t’afflissero, io ti supplico che voglia liberarmi dai miei nemici così visibili come invisibili, e concedi che sotto l’ombra delle ali tue io ritrovi la protezione dell’eterna salute. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Terza orazione
O Verbo incarnato. Onnipotente creatore del mondo, che sei immenso, incomprensibile e puoi racchiudere l’universo nello spazio di un palmo, ricordati dell’amarissimo dolore che sopportasti quando le santissime tue mani e piedi furono confitti con chiodi acuminati sul legno della croce. Oh! Qual dolore provasti, o Gesù, allorché i perfidi crocifissori dilaniarono le tue membra e sciolsero le congiunture delle tue ossa, tirarono il tuo corpo per ogni verso, a loro piacere. Ti prego per la memoria di questi dolori sopportati da te sopra la croce, che tu mi voglia concedere ch’io ti ami e tema quanto si conviene. Amen
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Quarta orazione
O Signore Gesù Cristo Celeste Medico, ricordati delle sofferenze e dei dolori che sentisti nelle tue già lacerate membra, mentre si levava in alto la croce. Dai piedi alla testa eri tutto un cumulo di dolori; e nondimeno ti scordasti di tanta pena, e porgesti pietosamente preghiere al Padre per i nemici tuoi dicendo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno“. Per questa smisurata carità e misericordia e per la memoria di questi dolori concedimi di ricordarmi della tua amatissima Passione, affinché essa mi giovi per una piena remissione di tutti i miei peccati. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Quinta orazione
Rammentati, o Signore Gesù Cristo, specchio di eterna chiarezza, dell’afflizione che avesti quando, veduta la predestinazione di quelli eletti che, mediante la tua Passione, dovevano salvarsi, prevedesti ancora che molti non ne avrebbero profittato. Pertanto ti chiedo per la profondità della misericordia che mostrasti non solo nell’aver dolore dei perduti e disperati, ma nell’adoperarla verso il ladrone quando gli dicesti: “Oggi sarai meco in paradiso“, che tu voglia pietoso Gesù, adoperarla sopra di me al punto della mia morte. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi pietà di noi.
Pater, Ave, Gloria
Sesta orazione
O Gesù Re amabile, ricordati del dolore che provasti, quando nudo e disprezzato pendesti in Croce, senza avere, fra tanti amici e conoscenti che t’erano d’intorno, chi ti consolasse, eccetto la tua diletta Madre, alla quale raccomandasti il discepolo prediletto, dicendo: “Donna, ecco il tuo figlio; ed al discepolo: ecco la tua Madre“. Fiducioso ti prego, pietosissimo Gesù, per il coltello del dolore che allora le trapassò l’anima, che tu abbia compassione di me nelle afflizioni e tribolazioni mie così del corpo come dello spirito, e mi consoli, porgendomi aiuto e gaudio in ogni prova ed avversità. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Settima orazione
O Signore, Gesù Cristo, fonte di dolcezza inestinguibile che mosso da intimo affetto di amore, dicesti in Croce: “Io ho sete, cioè desidero sommamente la salute del genere umano”, accendi, ti preghiamo, in noi il desiderio di operare perfettamente, spegnendo del tutto la sete delle concupiscenze peccaminose e il fervore dei piaceri mondani. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Ottava orazione
O Signore Gesù Cristo, dolcezza dei cuori e soavità grandissima delle menti, concedi a noi miseri peccatori, per l’amarezza dell’aceto e del fiele che per noi gustasti nell’ora della tua morte, che in ogni tempo, specialmente nell’ora del morire nostro, noi ci possiamo cibare del Corpo e Sangue tuo non indegnamente, ma in rimedio e consolazione delle anime nostre. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Nona orazione
O Signore Gesù Cristo, giubilo della mente, ricordati dell’angustia e dolore che patisti quando per l’amarezza della morte e l’insulto dei giudei gridasti al Padre tuo: “Eloi, Eloi, lamma sabactani; cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Per questo ti chiedo che nell’ora della mia morte tu non mi abbandoni. Signor mio e Dio mio. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Decima orazione
O Signore Gesù Cristo, principio e termine ultimo del nostro amore, che dalla pianta dei piedi alla cima del capo ti sommergesti nel mare dei patimenti ti prego, per le larghe e profondissime tue piaghe, che mi voglia insegnare ad operare perfettamente con vera carità nella legge e nei precetti tuoi. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria.
Undicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, profondo abisso di pietà e di misericordia io ti domando, per la profondità delle piaghe che trapassarono non solo la carne tua e le midolla delle ossa, ma anche le più intime viscere, che ti piaccia sollevare me, sommerso nei peccati e nascondermi nelle aperture delle tue ferite. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Dodicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, specchio di verità, segno d’unità e legame di carità, abbi in mente le innumerevoli ferite di cui fu ricoperto il tuo Corpo, lacerato dagli empi Giudei e imporporato del tuo stesso preziosissimo Sangue. Scrivi, ti prego, con quello stesso Sangue nel cuore mio le tue ferite, affinché, nella meditazione del tuo dolore e del tuo amore, si rinnovi in me ogni giorno il dolore del tuo patire, si accresca l’amore, ed io perseveri continuamente nel renderti grazie sino alla fine della mia vita, cioè fino a quando io non verrò da te, pieno di tutti i beni e di tutti i meriti che ti degnasti donarmi dal tesoro della tua Passione. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Tredicesima orazione O Signore Gesù Cristo, Re invittissimo ed immortale, rammentati del dolore che sentisti quando, essendo tutte le forze del Corpo e del Cuore tuo venute meno, inchinando il capo dicesti: “Tutto è compiuto“. Perciò ti prego per tale angustia e dolore, che tu abbia misericordia di me nell’ultima ora della mia vita, quando sarà l’anima mia turbata dall’ansia dell’agonia. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Quattordicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, Unigenito dell’altissimo Padre, splendore e figura della sostanza sua, ricordati dell’umile preghiera con la quale raccomandasti lo spirito tuo dicendo: “Padre, raccomando nelle tue mani lo spirito mio” . E dopo piegato il capo e aperte le viscere per riscattare, esclamando mandasti fuori l’ultimo respiro. Per questa preziosissima morte ti prego, Re dei Santi, che mi faccia forte nel resistere al diavolo, al mondo ed alla carne, affinché morto al mondo, io viva a te solo, e tu riceva nell’ultima ora della mia vita lo spirito mio, che dopo lungo esilio e pellegrinaggio desidera di ritornare alla sua patria. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Quindicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, vera e feconda vita, ricordati dell’abbondante effusione del sangue tuo, allorché piegato il capo sulla Croce, il soldato Longino ti squarciò il costato da cui uscirono le ultime gocce di sangue ed acqua. Per questa amarissima Passione ferisci, ti prego, dolcissimo Gesù, il cuor mio, affinché, giorno e notte io versi lacrime di penitenza e di amore: convertimi totalmente a te perché il mio cuore sia perpetua abitazione di te e la conversione mia ti piaccia e ti sia accetta, ed il termine della mia vita sia lodevole, per lodarti insieme con tutti i Santi in eterno. Amen.
O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo e in terra, abbi di noi pietà.
Pater, Ave, Gloria
Preghiera finale O Signore mio Gesù Cristo, Figlio di Dio vivo, accetta questa preghiera con lo stesso immenso amore, col quale sopportasti tutte le piaghe del tuo Santissimo Corpo; abbi di noi misericordia, ed a tutti i fedeli, vivi e defunti, concedi la tua misericordia, la tua grazia, la remissione di tutte le colpe e pene, e la vita eterna. Amen.
martedì 20 marzo 2012
preghiera
Gesù,
tutti hanno bisogno di te anche quelli che non lo sanno. E quelli che non lo
sanno assai più di quelli che sanno. L'affamato si immagina di cercare il pane
e ha fame di te. L'assetato crede di volere l'acqua e ha sete di te. Il malato
s'illude di cercare la salute e il suo male è l'assenza di te. Tu sai quanto
sia grande per me e per tutti noi il bisogno del tuo sguardo e della tua
parola. Tu che fosti tormentato per amore nostro ed ora ci tormenti con tutta
la potenza del tuo implacabile amore.
PAURE E INSICUREZZE
Gesù, ti presento tutte le mie paure: la paura di essere rifiutato da Dio, la
paura nei confronti degli altri, la paura di certi luoghi e animali, la paura
dinanzi al futuro e a situazioni difficili, la paura di dare una brutta
impressione di me stesso.
Ti presento tutte le mie insicurezze, i miei dubbi, le mie incertezze, il disprezzo che a volte sento di me stesso e della mia vita.
Per queste paure e insicurezze mi sento come in mezzo a una tempesta.
Tu hai detto agli apostoli sul lago di Galilea in tempesta: "Coraggio, sono io, non temete!".
Dillo anche a me e nel mio cuore si placheranno le onde furiose dell'insicurezza e della paura.
Liberami da ogni dubbio e incertezza irragionevole, da ogni disprezzo di me stesso e della vita.
Sii Tu il mio coraggio, la mia sicurezza, il mio punto d'appoggio, la mia forza di vivere e di agire.
Infondi in me il tuo Spirito Santo che è Spirito di potenza e di libertà.
Cuore di Gesù, confido e spero in te.
Ti presento tutte le mie insicurezze, i miei dubbi, le mie incertezze, il disprezzo che a volte sento di me stesso e della mia vita.
Per queste paure e insicurezze mi sento come in mezzo a una tempesta.
Tu hai detto agli apostoli sul lago di Galilea in tempesta: "Coraggio, sono io, non temete!".
Dillo anche a me e nel mio cuore si placheranno le onde furiose dell'insicurezza e della paura.
Liberami da ogni dubbio e incertezza irragionevole, da ogni disprezzo di me stesso e della vita.
Sii Tu il mio coraggio, la mia sicurezza, il mio punto d'appoggio, la mia forza di vivere e di agire.
Infondi in me il tuo Spirito Santo che è Spirito di potenza e di libertà.
Cuore di Gesù, confido e spero in te.
Papa: Maria ci insegna a rivolgerci a Dio non solo quando ci serve aiuto
14/03/2012 12:49
VATICANO da asianews
Benedetto XVI all'udienza generale di oggi apre un nuovo ciclo di riflessioni, dedicato alla preghiera negli Atti degli apostoli e in san Paolo. Nell'attesa della Pentecoste, quando nasce la Chiesa, Maria è con gli apostoli. "Se non c'è Chiesa senza Pentecoste, non c'è neanche Pentecoste senza la Madre di Gesù".

Città del Vaticano (AsiaNews) - "Spesso la preghiera è dettata da situazioni di difficoltà, da problemi personali che portano a rivolgersi al Signore per avere luce, conforto e aiuto", Maria "invita ad aprire le dimensioni della preghiera, a rivolgersi a Dio non solamente nel bisogno e non solo per se stessi, ma in modo unanime, perseverante, fedele, con un cuore solo e un'anima sola". E' il primo insegnamento che viene dal nuovo ciclo di catechesi di Benedetto XVI per le udienze generali, dedicato alla preghiera negli Atti degli apostoli e in san Paolo.
Alle 20mila persone presenti oggi in piazza san Pietro, il Papa ha preso spunto dagli scritti di Luca, "primo libro di storia della Chiesa", cioè gli Atti degli apostoli. Sia in questi che nel Vangelo c'è largo spazio per la preghiera degli apostoli e della Madonna.
Prima della "rapida diffusione della Parola di Dio verso Oriente e Occidente", Luca riporta l'episodio dell'Ascensione, nel quale il Risorto "consegna agli apostoli il programma della loro esistenza votata all'evangelizzazione". A Gerusalemme gli apostoli, rimasti in undici per il tradimento di Giuda, "sono riuniti in casa per pregare, ed è proprio nella preghiera che aspettano il dono di Cristo Risorto, lo Spirito Santo".
"In questo contesto di attesa, tra l'Ascensione e la Pentecoste, san Luca menziona per l'ultima volta Maria, la Madre di Gesù, e i suoi familiari". Con Maria "inizia la vita terrena di Gesù e con lei iniziano anche i primi passi della Chiesa; in entrambi i momenti il clima è quello dell'ascolto di Dio, del raccoglimento".
Maria "ha seguito con discrezione tutto il cammino di suo figlio durante la sua vita pubblica fino ai piedi della croce, e ora continua a seguire, con una preghiera silenziosa, il cammino della Chiesa". All'Annunciazione, nella casa di Nazaret, Maria "è attenta alle parole dell'Angelo, le accoglie e risponde al progetto divino, manifestando la sua piena disponibilità". Per il suo "atteggiamento interiore di ascolto, è capace di leggere la propria storia, riconoscendo con umiltà che è il Signore ad agire. In visita alla parente Elisabetta, Ella prorompe in una preghiera di lode e di gioia, di celebrazione della grazia divina". Nel Magnificat, "Maria non guarda solo a ciò che Dio ha operato in Lei, ma anche a ciò che ha compiuto e compie continuamente nella storia".
"Anche nel Cenacolo, a Gerusalemme, "in un clima di ascolto e di preghiera", Maria è presente, prima che si spalanchino le porte ed essi inizino ad annunciare Cristo Signore a tutti i popoli, insegnando ad osservare tutto ciò che Egli aveva comandato". "Le tappe del cammino di Maria, dalla casa di Nazaret a quella di Gerusalemme, attraverso la Croce dove il Figlio le affida l'apostolo Giovanni" sono segnate "dalla capacità di mantenere un perseverante clima di raccoglimento, per meditare ogni avvenimento nel silenzio del suo cuore, davanti a Dio". "La presenza della Madre di Dio con gli undici, dopo l'Ascensione non è allora una semplice annotazione storica" ma "assume un significato di grande valore, perché con loro Ella condivide ciò che vi è di più prezioso: la memoria viva di Gesù, nella preghiera".
Tra l'Ascensione e la Pentecoste, "gli apostoli e la Chiesa si radunano con Maria per attendere con lei il dono dello Spirito Santo, senza il quale non si può diventare testimoni. Lei che l'ha già ricevuto per generare il Verbo incarnato, condivide con tutta la Chiesa l'attesa dello stesso dono, perché nel cuore di ogni credente sia formato Cristo. Se non c'è Chiesa senza Pentecoste, non c'è neanche Pentecoste senza la Madre di Gesù, perché Lei ha vissuto in modo unico ciò che la Chiesa sperimenta ogni giorno sotto l'azione dello Spirito Santo".
"Venerare la Madre di Gesù nella Chiesa, significa allora imparare da Lei ad essere comunità che prega: è questa una delle note essenziali della prima descrizione della comunità cristiana delineata negli Atti degli Apostoli".
"La vita umana - ha concluso il Papa - attraversa diverse fasi di passaggio, spesso difficili e impegnative, che richiedono scelte inderogabili, rinunce e sacrifici. La Madre di Gesù è stata posta dal Signore in momenti decisivi della storia della salvezza e ha saputo rispondere sempre con piena disponibilità, frutto di un legame profondo con Dio maturato nella preghiera assidua e intensa. Tra il venerdì della Passione e la domenica della Risurrezione, a Lei è stato affidato il discepolo prediletto e con lui tutta la comunità dei discepoli. Tra l'Ascensione e la Pentecoste, Ella si trova con e nella Chiesa in preghiera. Madre di Dio e Madre della Chiesa, Maria esercita questa sua maternità sino alla fine della storia. Affidiamo a Lei ogni fase di passaggio della nostra esistenza personale ed ecclesiale, non ultima quella del nostro transito finale. Maria ci insegna la necessità della preghiera e ci indica come solo con un legame costante, intimo, pieno di amore con suo Figlio possiamo uscire dalla «nostra casa»", "con coraggio, per raggiungere i confini del mondo e annunciare ovunque il Signore Gesù, Salvatore del mondo".
VATICANO da asianews
Benedetto XVI all'udienza generale di oggi apre un nuovo ciclo di riflessioni, dedicato alla preghiera negli Atti degli apostoli e in san Paolo. Nell'attesa della Pentecoste, quando nasce la Chiesa, Maria è con gli apostoli. "Se non c'è Chiesa senza Pentecoste, non c'è neanche Pentecoste senza la Madre di Gesù".
Città del Vaticano (AsiaNews) - "Spesso la preghiera è dettata da situazioni di difficoltà, da problemi personali che portano a rivolgersi al Signore per avere luce, conforto e aiuto", Maria "invita ad aprire le dimensioni della preghiera, a rivolgersi a Dio non solamente nel bisogno e non solo per se stessi, ma in modo unanime, perseverante, fedele, con un cuore solo e un'anima sola". E' il primo insegnamento che viene dal nuovo ciclo di catechesi di Benedetto XVI per le udienze generali, dedicato alla preghiera negli Atti degli apostoli e in san Paolo.
Alle 20mila persone presenti oggi in piazza san Pietro, il Papa ha preso spunto dagli scritti di Luca, "primo libro di storia della Chiesa", cioè gli Atti degli apostoli. Sia in questi che nel Vangelo c'è largo spazio per la preghiera degli apostoli e della Madonna.
Prima della "rapida diffusione della Parola di Dio verso Oriente e Occidente", Luca riporta l'episodio dell'Ascensione, nel quale il Risorto "consegna agli apostoli il programma della loro esistenza votata all'evangelizzazione". A Gerusalemme gli apostoli, rimasti in undici per il tradimento di Giuda, "sono riuniti in casa per pregare, ed è proprio nella preghiera che aspettano il dono di Cristo Risorto, lo Spirito Santo".
"In questo contesto di attesa, tra l'Ascensione e la Pentecoste, san Luca menziona per l'ultima volta Maria, la Madre di Gesù, e i suoi familiari". Con Maria "inizia la vita terrena di Gesù e con lei iniziano anche i primi passi della Chiesa; in entrambi i momenti il clima è quello dell'ascolto di Dio, del raccoglimento".
Maria "ha seguito con discrezione tutto il cammino di suo figlio durante la sua vita pubblica fino ai piedi della croce, e ora continua a seguire, con una preghiera silenziosa, il cammino della Chiesa". All'Annunciazione, nella casa di Nazaret, Maria "è attenta alle parole dell'Angelo, le accoglie e risponde al progetto divino, manifestando la sua piena disponibilità". Per il suo "atteggiamento interiore di ascolto, è capace di leggere la propria storia, riconoscendo con umiltà che è il Signore ad agire. In visita alla parente Elisabetta, Ella prorompe in una preghiera di lode e di gioia, di celebrazione della grazia divina". Nel Magnificat, "Maria non guarda solo a ciò che Dio ha operato in Lei, ma anche a ciò che ha compiuto e compie continuamente nella storia".
"Anche nel Cenacolo, a Gerusalemme, "in un clima di ascolto e di preghiera", Maria è presente, prima che si spalanchino le porte ed essi inizino ad annunciare Cristo Signore a tutti i popoli, insegnando ad osservare tutto ciò che Egli aveva comandato". "Le tappe del cammino di Maria, dalla casa di Nazaret a quella di Gerusalemme, attraverso la Croce dove il Figlio le affida l'apostolo Giovanni" sono segnate "dalla capacità di mantenere un perseverante clima di raccoglimento, per meditare ogni avvenimento nel silenzio del suo cuore, davanti a Dio". "La presenza della Madre di Dio con gli undici, dopo l'Ascensione non è allora una semplice annotazione storica" ma "assume un significato di grande valore, perché con loro Ella condivide ciò che vi è di più prezioso: la memoria viva di Gesù, nella preghiera".
Tra l'Ascensione e la Pentecoste, "gli apostoli e la Chiesa si radunano con Maria per attendere con lei il dono dello Spirito Santo, senza il quale non si può diventare testimoni. Lei che l'ha già ricevuto per generare il Verbo incarnato, condivide con tutta la Chiesa l'attesa dello stesso dono, perché nel cuore di ogni credente sia formato Cristo. Se non c'è Chiesa senza Pentecoste, non c'è neanche Pentecoste senza la Madre di Gesù, perché Lei ha vissuto in modo unico ciò che la Chiesa sperimenta ogni giorno sotto l'azione dello Spirito Santo".
"Venerare la Madre di Gesù nella Chiesa, significa allora imparare da Lei ad essere comunità che prega: è questa una delle note essenziali della prima descrizione della comunità cristiana delineata negli Atti degli Apostoli".
"La vita umana - ha concluso il Papa - attraversa diverse fasi di passaggio, spesso difficili e impegnative, che richiedono scelte inderogabili, rinunce e sacrifici. La Madre di Gesù è stata posta dal Signore in momenti decisivi della storia della salvezza e ha saputo rispondere sempre con piena disponibilità, frutto di un legame profondo con Dio maturato nella preghiera assidua e intensa. Tra il venerdì della Passione e la domenica della Risurrezione, a Lei è stato affidato il discepolo prediletto e con lui tutta la comunità dei discepoli. Tra l'Ascensione e la Pentecoste, Ella si trova con e nella Chiesa in preghiera. Madre di Dio e Madre della Chiesa, Maria esercita questa sua maternità sino alla fine della storia. Affidiamo a Lei ogni fase di passaggio della nostra esistenza personale ed ecclesiale, non ultima quella del nostro transito finale. Maria ci insegna la necessità della preghiera e ci indica come solo con un legame costante, intimo, pieno di amore con suo Figlio possiamo uscire dalla «nostra casa»", "con coraggio, per raggiungere i confini del mondo e annunciare ovunque il Signore Gesù, Salvatore del mondo".
Don Stanzione parla di angeli buoni e angeli cattivi su TV 2000
Da Miliziasanmichelearcangelo.org
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Don Marcello Stanzione sarà ospite della seguitissima
trasmissione “ Vade retro Satana” condotto da David Murgia che andrà in onda
sabato 17 marzo alle ore 15:30 con replica alle 20:30 e domenica 18 marzo con
replica alle 17:30. La televisione cattolica intervisterà ancora il sacerdote
salernitano, che è da oltre vent’anni parroco di Santa Maria La Nova nel comune
di Campagna e diocesi di Salerno, sabato 24 marzo e domenica 25 sempre negli
stessi orari. Non si può comprendere in modo adeguato la missione di Gesù senza
tener conto della nefasta azione di Satana, contro il quale egli ha combattuto
nella sua vita terrena e combatte incessantemente nel suo corpo mistico che è la
Chiesa. I discepoli, infatti, testimoni della vittoria di Cristo, sono da lui
chiamati a prolungare l’azione e gli effetti salvifici del mistero della Croce
lungo il pellegrinare storico della Chiesa. Gesù è il «più forte» che inaugura
il Regno di Dio con la sua presenza che segna la sconfitta totale di Satana. Lo
scopo della missione del Figlio di Dio è affermata nel testo della 1 Gv 3, 8:
eis touto ephanerôthē ho hyios tou Theou, hina lysē, ta erga tou diabolou.
Letteralmente: «per questo si è manifestato il Figlio di Dio, per sciogliere le
opere del diavolo».
L’incarnazione è vista nel linguaggio
giovanneo come «epifania» dell’amore del Padre, una «epifania» finalizzata a
«sciogliere» la tessitura della tela diabolica, a svelare le trame di pensiero e
di azione di Satana. L’anticipazione di eis touto, «per questo», rispetto al
verbo sottolinea il senso ultimo della missione del Verbo fattosi carne.
Il verbo lyein, «sciogliere» è
adoperato spesso da Gesù in riferimento alla liberazione degli uomini sottomessi
al giogo del peccato: «ma questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto legata
per diciotto anni, non bisognava che venisse sciolta questa catena?» (Lc 13,
16). Lo «sciogliere», svelare le trame del maligno equivale contemporaneamente a
«cacciarlo» dal cuore degli uomini instaurando il Regno di Dio: «ma se con lo
Spirito di Dio io getto fuori da (loro spazio di potere, ekballein) i demoni,
dunque si è avvicinato (phthanenin) a voi il Regno di Dio» (Mt 12, 28).
Gesù nel parlare della sua
glorificazione, «esaltazione» nell’«ora» della crocifissione, annuncia la
«cacciata fuori» (exballein exô) del «principe di questo mondo» e la croce come
il momento del giudizio escatologico (krisis) sul mondo governato da Satana (Gv
12,31). Durante il suo discorso di addio, parla del «giudizio» ormai compiutosi
sul «principe di questo mondo»: ho archôn tou kosmou toutou kekritai (Gv 16,11).
Il perfetto del verbo krinein, qualifica la vittoria di Cristo, costituito
giudice universale nel momento della sua massima umiliazione.
Tutta la sua vita pubblica è stato un
proclamare continuo l’amore del Padre, «scacciando» i demoni: «Andate a dire a
quella volte: ecco, io scaccio (ekballein) gli spiriti maligni e compio
guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno raggiungerò la mia meta» (Lc 13,
11-17). Questa sconfitta è totale, giacché come attesta Lc 11, 21-22, Cristo il
«più forte» (ischyroteros) ha vinto (nikētē, da nikan) il «forte» (ischyros),
gli ha tolto (airein) l’«armatura completa» (panoplia), che rappresentava la sua
fiducia e la sua sicurezza (eph’hē, epepoithei), sottraendogli e «spartendo la
preda» (skyla), come lo stesso demonio riconosce attraverso gli indemoniati:
«Sei venuto a distruggerci? (apolesai, da apollymi, «annientare, perdere,
svanire, morire, andare perduto»)». Su Gesù e sulla sua missione infatti il
principe di questo mondo «non ha niente (ouk echei ouden)» (Gv 14,30), nessuna
possibilità di interferire.
In Marco è il primo dei compiti
affidati ai discepoli al momento della loro elezione: «ne fece (epoiēsen)
dodici», per renderli apostoli del suo kerigma, per «avere autorità (ecousia) di
scacciare (exballein) i demoni» (3, 14-15). Lo stesso tema è sviluppato in Mc 6
dove, parlando della missione dei dodici, abbiamo il medesimo vocabolario: diede
«il potere (exousian)» sugli spiriti impuri (tôn pneumatôn tôn akathartôn)
potere da loro effettivamente esercitato: «e molti demoni uscivano (exeballon)»
(Mc 6,13). Stesso contenuto nei brani di Mt 10, 1 e Lc 10, 7-8. Si tratta di un
«potere su tutti i demoni (exousian epi panta ta daimonia)», come attestano i
settantadue al loro ritorno dalla missione (Lc 10, 17-20): i demoni si
sottomettevano (hypotassein) a loro «nel tuo nome», all’invocazione della sua
autorità di Figlio di Dio. E Gesù conferma questo dato aggiungendo: «Contemplavo
Satana come un lampo (astrapēn) che dal cielo cade».
La caduta di Satana dal cielo «come
un lampo» è l’immagine di una sconfitta repentina e inevitabile per effetto
dell’instaurazione del Regno di Dio in Cristo e per l’azione dei suoi discepoli.
Cristo ha dato loro l’«autorità (exousia)» non solo di camminare, ma di
«calpestare/incedere vittoriosamente (patein) sopra i serpenti e gli scorpioni,
e su tutta la potenza (dynamis) del nemico», rassicurandoli, come se ciò non
bastasse, che «niente voi assolutamente vi ledeà/farà torto (adikēsē, da
adikein)». Da notare in quest’ultima espressione l’enfasi sulla negazione
assoluta di qualsiasi danno: il pronome negativo ouden, «niente» e la doppia
negazione ou mē, «assolutamente no». Tale potere di scacciare i demoni è dato da
Gesù a tutti i credenti: «E questi saranno i segni che accompagneranno quelli
che credono: nel mio nome scacceranno (exebalousin da ekballein) i demoni» (Mc
16,17).
Il libro degli Atti più volte
riprende questo insegnamento. Si può leggere il sommario riguardante l’attività
degli apostoli di 5, 16: «Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme
accorreva, portando malati e quanti si agitavano/tormentati (ochlomenos da
ochleisthai) da spiriti immondi e tutti venivano guariti». Pietro nell’incontro
con Cornelio afferma di Gesù: «Passò facendo del bene e guarendo tutti quelli
che erano trattati brutalmente/oppressi (katadynasteuomenous da katadynasteuein)
dal diavolo» (At 10,38). Numerosi sono ancora gli episodi degli Atti che vedono
protagonista Paolo. Nell’episodio della giovane schiava posseduta da uno spirito
di divinazione l’apostolo intima a Satana: «In nome di Gesù Cristo ti ordino
(parangellô da parangellein) di andare via (exelthein da exerchesthai) da lei».
E lo spirito andò via (exēlthen) in quello stesso momento (autē, hôra) (At 16,
16-18).
Il quadro riassuntivo di At 19, 11-12
«Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si
mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con
lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi venivano fuori
(ekporeuesthai)». L’apologia di Paolo davanti al re Agrippa, nella quale
riferisce la missione che il Signore gli aveva affidato: «Ti mando ai pagani per
aprire loro gli occhi perché si convertano dalle tenebre alla luce, dal potere
(exousias) di Satana a Dio» (At 26, 17-18). Da ultimo citiamo l’azione del
diacono Filippo: «Da molti indemoniati uscivano (exērchonto) spiriti immondi,
emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati. E vi fu grande
gioia in quella città» (At 8, 5-7).
Ma il potere più grande del credente
è quello di non lasciarsi sedurre dal maligno e fare la volontà di Dio: «Non
chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa
la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno:
Signore, Signore, non abbiamo profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo
nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho
mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità» (Mt 7, 21-23).
Di qui l’invito di Paolo a lottare per la fedeltà a Cristo rivestiti
dell’«armatura completa (panoplia) di Dio per essere in grado di stare saldi di
fronte alle perfide macchinazioni (methodeia) del diavolo» (Ef 6,11).
L’effetto e la riprova della vittoria
di Cristo su Satana e dell’avvento del Regno di Dio è la gioia del seguace di
Cristo liberato dal giogo antico, che è il senso della parola
«vangelo».
Carlo Di Pietro
(M.S.M.A.)
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lunedì 12 marzo 2012
La spiritualità della Via Crucis
La Via Crucis nel corso dei secoli è divenuta una tappa di preghiera fissa specialmente nei Venerdì di Quaresima. Nella spiritualità cattolica il tema della via o cammino è di grande rilevanza. Basti pensare solo al tema del pellegrinaggio ai vari santuari locali o a Roma oppure in Terra Santa. Tutta ciò è profondamente biblico; infatti, nella Sacra Scrittura, Dio ha attirato e svelato il suo piano di salvezza sulla traccia di un cammino che parte dall'uscita dei progenitori dall'Eden alla cui soglia, Dio pone un Cherubino con una spada fiammeggiante. A questo primo cammino si associa il cammino dei patriarchi con a capo Abramo che parte da Ur dei Caldei verso la terra promessa. Il tempo per la mentalità ebraica è lineare, va verso la terra della promessa. Il padre gesuita Antonio Spadaro, attuale direttore della rivista “ Civiltà Cattolica”, in un suo libro di qualche anno fa: "Tracce profonde. II viaggio tra il reale e 1'immaginario", così scrive acutamente: "L'avvio di questo futuro nella ...
... costituzione di un nuovo popolo, popolo dell'alleanza, diviene contenuto di fondo di un ulteriore cammino, quello dell'esodo, che è cammino di liberazione. A sua volta la costituzione del popolo dell'alleanza avvia Israele a un'ulteriore meta: la Terra Promessa. Da questo momento, però, e in vista di tale meta, il cammino geografico d'Israele diviene inscindibile da un altro cammino, che gli condiziona il raggiungimento stesso del suo fine: il cammino della Legge.
Saranno i profeti a sottolineare la continuità tra il cammino dell'Esodo e quello della Legge, cioè della fedeltà totale a Dio.
Il cammino del sapiente, poi, intonando la sua vita can lui, prolunga nella sua via di sapienza quella che fu la classica via della sua storia di salvezza.
L'esperienza del cammino che il popolo d'Israele ha realizzato, vista alla luce di Dio che lo ha guidato, si trasforma in autentica esperienza religiosa. E, d'altra parte, l'esperienza religiosa profonda viene vista e interpretata dai popolo come “cammino”. L'uomo è chiamato a un cammino di liberazione verso una Terra Promessa".
Il Cristianesimo proietta l'uomo, pellegrino nel mondo, verso una dimensione ulteriore. Santa Teresa d'Avila descrive la vita come "viaggio divino".
Nella lettera agli Ebrei i padri e le madri del popolo di Dio sono definiti: "stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensata a quello da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano ad una vita migliore, cioè quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città" (Eb. 11, 13-1b).
Si conservano testimonianze risalenti al V secolo di pellegrini cristiani che si recavano a Gerusalemme a visitare i luoghi santi ove Gesù aveva trascorso gli ultimi eventi della sua vita terrena.
Molti pellegrini, ritornando dalla Terra Santa, incaricavano qualche pittore o scultore di raffigurare episodi della Passione, per tenerne viva la memoria. Da qui dovette avere inizio quella pratica di pietà, conosciuta come Via Crucis, che consiste nella meditazione di alcuni episodi della Passione di Gesù al Calvario.
Questa antica devozione ricevette un nuovo impulso all'epoca delle crociate, fra il XII e il XIV secolo, quando fu possibile ricostruire can una certa verosimiglianza l'itinerario compiuto da Gesù attraverso le strade della città santa.
In origine la Via Crucis non era regolata da norme fisse, in quanto apparteneva alla sfera della devozione privata. Solo intorno alla metà del XV secolo, nell'arte popolare della Germania meridionale, cominciarono ad apparire le prime raffigurazioni cicliche della Passione presentate in maniera omogenea e in numero di 7 stazioni.
Ma fu solo nel 1700 che l'autorità ecclesiastica fissò in 14 il numero delle stazioni e stabilì gli episodi da raffigurare.
Ad ogni stazione corrispondono vari episodi della passione, alcuni desunti dal Vangelo, altri verosimilmente accaduti e tramandati dalla tradizione, come le cadute sotto il peso della croce e gli incontri con la madre e la Veronica.
La Via Crucis divenne una tappa di preghiera fissa specialmente nei Venerdì di Quaresima.
Nel frattempo, lungo i secoli, venivano inventate altre "Vie", ad esempio la Via Lucis che, fatta specialmente nel tempo pasquale, fa rivivere in profondità attraverso 14 stazioni la Risurrezione di Cristo, oppure la Via Pacis che, fatta specialmente in tempo di Avvento e di Natale attraverso 14 stazioni ci fa rivivere l'itinerario della Santa famiglia di Nazareth: le prime sei stazioni sono di attesa che Gesù nasca; la settima e l'ottava sono dedicate alla nascita di Gesù in se stessa; le ultime sei stazioni offrono l'effetto benefico che questa nascita provoca.
Per una sana devozione cattolica agli angeli può essere utile anche la Via Angelica, scritta dal sottoscritto ed edita in Italia dalla Gribaudi ed in Francia dalle Editions Benedectines.
Don Marcello Stanzion
Facciamo chiarezza sul maleficio: uso dell'acqua benedetta dell'olio e del sale esorcizzati
Da:http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org
“Il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo… Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana!”, leggiamo chiaramente nel Vangelo. Sul diavolo e sulla lotta che i santi hanno dovuto ingaggiare contro di lui è uscito recentemente il libro “ I santi e il demonio” edito dalla Sugarco che ho scritto insieme al giornalista Carlo Di Pietro e che sta avendo un buon successo nelle librerie. Il diavolo esiste. La Sacra Scrittura parla di lui dal primo all’ultimo dei Libri rivelati, dalla Genesi all’Apocalisse. Nella parabola della zizzania il Signore afferma che la cattiva semente, il cui scopo è soffocare il grano, è stata seminata dal “nemico”. Nella parabola del seminatore “viene il maligno e ruba ciò che stato seminato”. Alcuni, con ottimismo superficiale, pensano che il male sia una mera imperfezione accidentale in un mondo che si evolve di continuo verso giorni migliori. Tuttavia la storia dell’uomo ha subito l’influenza del diavolo. Ai nostri giorni vi sono segni di profonda malizia che il solo agire umano non ...
... basta a spiegare. Il demonio, in vario modo, causa stragi nell’umanità è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno”. Pertanto “l’azione di satana certamente causa molti danni – di natura spirituale e indirettamente di natura anche fisica – ai singoli e alla società”.
L’operato del demonio è misterioso, reale ed efficace. Fin dai primi secoli i cristiani si resero conto di tale attività diabolica.
San Pietro così avvertiva i primi cristiani : “Siate temperanti, vigilanti. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede”.
Con la venuta di Gesù Cristo il dominio del diavolo è stato spezzato poiché Egli ci ha liberati dal potere di satana. In virtù dell’opera redentrice di Cristo il demonio può causare vero danno solo a coloro che liberamente lo permettono, consentendo al male e allontanandosi da Dio. Il Signore si manifesta in molti passi del Vangelo come vincitore del demonio, liberando molti dalla possessione diabolica. La nostra fiducia è riposta in Gesù ed Egli non permetterà che siano tentati oltre le nostre forze.
Ma il demonio dell’uomo, affinché trasgredisca il precetto di Dio, e accecare a poco a poco i cuori di quelli che lo ascoltano, affinché si dimentichino del vero Dio e adorino lui come Dio. E questo, sempre. In mille modi diversi.
Il Signore, però, ci ha dato i mezzi per vincere in tutte le tentazione: nessuno pecca per necessità.
Consideriamo a fondo, in questa Quaresima, che cosa ciò significhi. Inoltre, per liberarci dall’influsso diabolico, Dio ha anche messo accanto a noi un Angelo, che ci aiuti e ci protegga. “Ricorri al tuo Angelo Custode nell’ora della prova: egli ti proteggerà contro il demonio e ti porterà sante ispirazioni.
Il demonio è un essere personale, reale e concreto, di natura spirituale e invisibile. A causa del suo peccato si è allontanato da Dio per sempre, “perché il diavolo e gli altri demoni furono creati da Dio naturalmente buoni; ma essi, da sé stessi si fecero cattivi. E’ il “padre della menzogna”, del peccato, della discordia, della disgrazia, dell’odio e di quanto c’è di cattivo e assurdo in terra. E’ il serpente astuto e invidioso che porta la morte al mondo, il nemico che semina il male nel cuore dell’uomo, l’unico che dobbiamo temere se non siamo vicini a Dio.
Il suo unico scopo nel mondo, al quale non ha rinunciato, è la nostra perdizione. E ogni giorno tenterà di perseguire questo scopo attraverso tutti i mezzi a sua disposizione. “Questa caduta”, che presenta il carattere di rifiuto di Dio con la conseguente stato di “dannazione”, consiste nella libera scelta di quegli spiriti creati, che hanno radicalmente e irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo regno, usurpando i suoi diritti sovrani e tentando di sovvertire l’economia della salvezza e lo stesso ordinamento dell’intero creato.
Un riflesso di questo atteggiamento lo si trova nelle parole del tentatore ai progenitori : “Diventerete come Dio” o “come dei”. Così lo spirito maligno tenta di trapiantare nell’uomo l’atteggiamento di relatività, di insubordinazione e di opposizione a Dio, che è diventato quasi la motivazione di tutta la sua esistenza”.
Il demonio è la prima causa del male, dei turbamenti e delle spaccature che si verificano nelle famiglie e nella società. “Supponete, per esempio”, dice il cardinale Newman, “che sulle strade di una popolosa città cada improvvisamente l’oscurità; potete immaginare, senza che ve lo descriva, il rumore e il tumulto che si verificherebbero. Passanti, carrozze, carretti, cavalli, tutti nel caos. Così è la situazione del mondo. Lo spirito maligno che agisce sui figli dell’incredulità, il dio di questo mondo, come dice san Paolo, ha reso ciechi coloro che non credono, che si trovano così costretti a litigare e discutere perché hanno smarrito la strada; e discutono uno contro l’altro, dicendo uno una cosa, l’altro un’altra, perché non vedono”.
Il demonio, quando tenta, usa l’inganno: infatti non può che proporre falsi beni e una felicità fittizia che si muta poi sempre in solitudine e amarezza.
Al di fuori di Dio non esistono, né possono esistere, il bene e la felicità veri. Fuori di Dio ci sono solo l’oscurità, il vuoto e la tristezza più grandi. Il potere del demonio è, però, limitato: anch’esso è sotto il dominio e la sovranità di Dio, che è l’unico Signore dell’universo.
Il demonio non può penetrare nella nostra intimità se noi non vogliamo (e neppure l’angelo). “E’ certo che gli spiriti immondi possono conoscere la natura dei nostri pensieri, ma al di fuori, attraverso congetture che si fondano su segni sensibili, come possono essere le nostre disposizioni, le parole che diciamo, le occupazioni alle quali ci vedono più inclinati. Non possono però conoscere quei pensieri che non sono ancora usciti dal segreto delle nostre anime. L’accoglienza d’accettazione o di ripulsa che noi riserviamo agli stessi pensieri che essi ci suggeriscono, non la conoscono nell’essenza dell’anima nostra; la conoscono invece attraverso i movimenti dell’uomo esteriore e attraverso gli indizi che lasciamo scorgere”.
Il demonio non può violentare la nostra libertà per inclinarla al male.
“E’ chiaro dunque che nessuno può essere ingannato dal demonio, se prima non gli ha voluto dare il consenso della sua volontà”.
Il santo Curato d’Ars dice che “il demonio è un grosso cane incatenato che importuna, che fa molto rumore ma che morde solo coloro ch gli si avvicinano troppo”.
Per questo l’anima che deve vincerne la forza non potrà fare senza ricorre alle preghiere, come del resto non potrà intenderne gli inganni senza umiltà e mortificazione”.
La vita di Gesù è stata riassunta negli Atti degli Apostoli con queste parole: “Passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”. E san Giovanni, parlando del motivo dell’Incarnazione, spiega: “Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo”.
Cristo è il vero vincitore del demonio: “Ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori”, dirà Gesù nell’Ultima Cena, poche ore prima della Passione. Dio “decise di entrare in maniera nuova e definitiva nella storia umana, inviando il suo Figlio a noi con un corpo simile al nostro, per sottrarre a suo mezzo gli uomini dal potere delle tenebre e del demonio”.
Il demonio, però, continua a detenere un certo potere sul mondo, nella misura in cui gli uomini rifiutano i frutti della Redenzione. Ha potere su coloro che, in un modo o nell’altro, si donano volontariamente a lui, preferendo il regno delle tenebre al regno della grazia.
Per questo non dobbiamo meravigliarci nell’assistere, in tante circostanze, al fatto che il male trionfi nel mondo, e che la giustizia venga lesa. Ci deve dare molta fiducia la consapevolezza che il Signore ci ha lasciato molti mezzi per vincere e per vivere nel mondo con la pace e l’allegria di un buon cristiano. Fra tali mezzi ci sono: l’orazione, la mortificazione, l’accostarsi con frequenza all’Eucarestia e alla Confessione, e la devozione alla Vergine: insieme alla Madonna siamo sempre al sicuro.
Anche l’uso dell’acqua benedetta è un’efficace protezione contro l’influsso del diavolo: “Mi chiedi perché ti raccomando sempre, con tanto impegno, l’uso quotidiano dell’acqua benedetta. – Potrei darti molte ragioni. Ti basterà sicuramente questa della Santa di Avila: “Da nulla fuggono i demoni, e per non far ritorno, più che dell’acqua benedetta”.
Giovanni Paolo II ci esortava a pregare più coscienti di quello che diciamo nell’ultima petizione del Padre nostro: “Fa che non soccombiamo alla tentazione, liberaci dal Male, dal Maligno. Fa, o Signore, che non cadiamo nell’infedeltà a cui ci seduce colui che è stato infedele fin dall’inizio”. In questi giorni di Quaresima ci accompagneremo a essere sempre più fedeli a ciò che Dio ci chiede: ciò comproverà che al “Non serviam” del demonio vogliamo contrapporre il nostro personale “Serviam”: ti servirò, Signore.
Don Marcello Stanzione
In Quaresima non dimentichiamo l'esistenza e l'attività del demonio
Da:http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org
Il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo… Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana!”,
leggiamo chiaramente nel Vangelo. Sul diavolo e sulla lotta che i santi hanno dovuto ingaggiare contro di lui è uscito recentemente il libro “ I santi e il demonio” edito dalla Sugarco che ho scritto insieme al giornalista Carlo Di Pietro e che sta avendo un buon successo nelle librerie. Il diavolo esiste. La Sacra Scrittura parla di lui dal primo all’ultimo dei Libri rivelati, dalla Genesi all’Apocalisse. Nella parabola della zizzania il Signore afferma che la cattiva semente, il cui scopo è soffocare il grano, è stata seminata dal “nemico”. Nella parabola del seminatore “viene il maligno e ruba ciò che stato seminato”. Alcuni, con ottimismo superficiale, pensano che il male sia una mera imperfezione accidentale in un mondo che si evolve di continuo verso giorni migliori. Tuttavia la storia dell’uomo ha subito l’influenza del diavolo. Ai nostri giorni vi sono segni di profonda malizia che il solo agire umano non ...
... basta a spiegare. Il demonio, in vario modo, causa stragi nell’umanità è pervasa da una
lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno”. Pertanto “l’azione di satana certamente causa molti danni – di natura spirituale e indirettamente di natura anche fisica – ai singoli e alla società”.
L’operato del demonio è misterioso, reale ed efficace. Fin dai primi secoli i cristiani si resero
conto di tale attività diabolica.
San Pietro così avvertiva i primi cristiani : “Siate temperanti, vigilanti. Il vostro nemico, il
diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede”.
Con la venuta di Gesù Cristo il dominio del diavolo è stato spezzato poiché Egli ci ha
liberati dal potere di satana. In virtù dell’opera redentrice di Cristo il demonio può causare vero danno solo a coloro che liberamente lo permettono, consentendo al male e allontanandosi da Dio. Il Signore si manifesta in molti passi del Vangelo come vincitore ùdel demonio, liberando molti dalla possessione diabolica. La nostra fiducia è riposta in Gesù ed Egli non permetterà che siano tentati oltre le nostre forze.
Ma il demonio dell’uomo, affinché trasgredisca il precetto di Dio, e accecare a poco a poco i
cuori di quelli che lo ascoltano, affinché si dimentichino del vero Dio e adorino lui come Dio. E questo, sempre. In mille modi diversi.
Il Signore, però, ci ha dato i mezzi per vincere in tutte le tentazione: nessuno pecca
per necessità.
Consideriamo a fondo, in questa Quaresima, che cosa ciò significhi. Inoltre, per liberarci
dall’influsso diabolico, Dio ha anche messo accanto a noi un Angelo, che ci aiuti e ci protegga. “Ricorri al tuo Angelo Custode nell’ora della prova: egli ti proteggerà contro il demonio e ti porterà sante ispirazioni.
Il demonio è un essere personale, reale e concreto, di natura spirituale e invisibile. A causa
del suo peccato si è allontanato da Dio per sempre, “perché il diavolo e gli altri demoni furono creati da Dio naturalmente buoni; ma essi, da sé stessi si fecero cattivi. E’ il “padre della menzogna”, del peccato, della discordia, della disgrazia, dell’odio e di quanto c’è di cattivo e assurdo in terra. E’ il serpente astuto e invidioso che porta la morte al mondo, il nemico che semina il male nel cuore dell’uomo, l’unico che dobbiamo temere se non siamo vicini a Dio.
Il suo unico scopo nel mondo, al quale non ha rinunciato, è la nostra perdizione.
E ogni giorno tenterà di perseguire questo scopo attraverso tutti i mezzi a sua disposizione. “Questa caduta”, che presenta il carattere di rifiuto di Dio con la conseguente stato di “dannazione”, consiste nella libera scelta di quegli spiriti creati, che hanno radicalmente e irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo regno, usurpando i suoi diritti sovrani e tentando di sovvertire l’economia della salvezza e lo stesso ordinamento dell’intero creato.
Un riflesso di questo atteggiamento lo si trova nelle parole del tentatore ai progenitori :
“Diventerete come Dio” o “come dei”. Così lo spirito maligno tenta di trapiantare nell’uomo l’atteggiamento di relatività, di insubordinazione e di opposizione a Dio, che è diventato quasi la motivazione di tutta la sua esistenza”.
Il demonio è la prima causa del male, dei turbamenti e delle spaccature che si verificano
nelle famiglie e nella società. “Supponete, per esempio”, dice il cardinale Newman, “che sulle strade di una popolosa città cada improvvisamente l’oscurità; potete immaginare, senza che ve lo descriva, il rumore e il tumulto che si verificherebbero. Passanti, carrozze, carretti, cavalli, tutti nel caos. Così è la situazione del mondo. Lo spirito maligno che agisce sui figli dell’incredulità, il dio di questo mondo, come dice san Paolo, ha reso ciechi coloro che non credono, che si trovano così costretti a litigare e discutere perché hanno smarrito la strada; e discutono uno contro l’altro, dicendo uno una cosa, l’altro un’altra, perché non vedono”.
Il demonio, quando tenta, usa l’inganno: infatti non può che proporre falsi beni e una felicità
fittizia che si muta poi sempre in solitudine e amarezza.
Al di fuori di Dio non esistono, né possono esistere, il bene e la felicità veri.
Fuori di Dio ci sono solo l’oscurità, il vuoto e la tristezza più grandi. Il potere del demonio è, però, limitato: anch’esso è sotto il dominio e la sovranità di Dio, che è l’unico Signore dell’universo.
Il demonio non può penetrare nella nostra intimità se noi non vogliamo (e neppure l’angelo).
“E’ certo che gli spiriti immondi possono conoscere la natura dei nostri pensieri, ma al di fuori, attraverso congetture che si fondano su segni sensibili, come possono essere le ùnostre disposizioni, le parole che diciamo, le occupazioni alle quali ci vedono più inclinati. Non possono però conoscere quei pensieri che non sono ancora usciti dal segreto delle nostre anime. L’accoglienza d’accettazione o di ripulsa che noi riserviamo agli stessi pensieri che essi ci suggeriscono, non la conoscono nell’essenza dell’anima nostra; la conoscono invece attraverso i movimenti dell’uomo esteriore e attraverso gli indizi che lasciamo scorgere”.
Il demonio non può violentare la nostra libertà per inclinarla al male.
“E’ chiaro dunque che nessuno può essere ingannato dal demonio, se prima non gli ha
voluto dare il consenso della sua volontà”.
Il santo Curato d’Ars dice che “il demonio è un grosso cane incatenato che importuna,
che fa molto rumore ma che morde solo coloro ch gli si avvicinano troppo”.
Per questo l’anima che deve vincerne la forza non potrà fare senza ricorre alle preghiere,
come del resto non potrà intenderne gli inganni senza umiltà e mortificazione”.
La vita di Gesù è stata riassunta negli Atti degli Apostoli con queste parole:
“Passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”. E san Giovanni, parlando del motivo dell’Incarnazione, spiega: “Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo”.
Cristo è il vero vincitore del demonio: “Ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori”,
dirà Gesù nell’Ultima Cena, poche ore prima della Passione. Dio “decise di entrare in maniera nuova e definitiva nella storia umana, inviando il suo Figlio a noi con un corpo simile al nostro, per sottrarre a suo mezzo gli uomini dal potere delle tenebre e del demonio”.
Il demonio, però, continua a detenere un certo potere sul mondo, nella misura in cui gli
uomini rifiutano i frutti della Redenzione. Ha potere su coloro che, in un modo o nell’altro, si donano volontariamente a lui, preferendo il regno delle tenebre al regno della grazia.
Per questo non dobbiamo meravigliarci nell’assistere, in tante circostanze, al fatto che il
male trionfi nel mondo, e che la giustizia venga lesa. Ci deve dare molta fiducia la consapevolezza che il Signore ci ha lasciato molti mezzi per vincere e per vivere nel mondo con la pace e l’allegria di un buon cristiano. Fra tali mezzi ci sono: l’orazione, la mortificazione, l’accostarsi con frequenza all’Eucarestia e alla Confessione, e la devozione alla Vergine: insieme alla Madonna siamo sempre al sicuro.
Anche l’uso dell’acqua benedetta è un’efficace protezione contro l’influsso del diavolo:
“Mi chiedi perché ti raccomando sempre, con tanto impegno, l’uso quotidiano dell’acqua benedetta. – Potrei darti molte ragioni. Ti basterà sicuramente questa della Santa di Avila: “Da nulla fuggono i demoni, e per non far ritorno, più che dell’acqua benedetta”.
Giovanni Paolo II ci esortava a pregare più coscienti di quello che diciamo nell’ultima
petizione del Padre nostro: “Fa che non soccombiamo alla tentazione, liberaci dal Male, dal Maligno. Fa, o Signore, che non cadiamo nell’infedeltà a cui ci seduce colui che è stato infedele fin dall’inizio”. In questi giorni di Quaresima ci accompagneremo a essere sempre più fedeli a ciò che Dio ci chiede: ciò comproverà che al “Non serviam” del demonio vogliamo contrapporre il nostro personale “Serviam”: ti servirò, Signore.
Don Marcello Stanzione
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San Michele: L'Angelo dell’incenso
Da:www.miliziadisanmichelearcangelo.org
Chi sia stato una volta a Gerusalemme ricorderà certamente le botteghe lungo la strada che porta alla basilica del Santo Sepolcro fuori delle quali si vedono sacchi di grandi incenso. I grani sono colorati a seconda del particolare aroma dell’incenso e il venditore invita ad “assaggiarli”, in senso letterale, ossia morderli leggermente per avvertire questo aroma al gusto prima che all’olfatto. Si resta un po’ stupiti da questo invito, perché non conosciamo tanti tipi di incenso. Nel rito latino, a differenza dei riti orientali dove compare sempre e con grande abbondanza, esso non trova un impiego diffuso e, in genere, anche quando lo si usa, ci si limita a pochi grani, tanto che spesso e purtroppo si “vede” salire il fumo, ma non sempre se ne avverte il profumo. Come tutti gli altri elementi simbolici legati al culto, anche l’incenso è legato a qualcosa di percepibile per rimandare ad altro; ma mentre per l’acqua o il pane o il vino questo significato “altro” è abbastanza immediato, per l’incenso, ...
... come avviene per l’olio, è necessario un piccolo lavoro interpretativo. L’incenso non è un elemento che entri normalmente nella nostra vita quotidiana e ha il carattere del superfluo. Si potrebbe vivere anche senza di esso, mentre non si può vivere senza pane o comunque senza cibo. Dice perciò, oggi e prima di tutto, il carattere del tutto gratuito dei nostri atti di culto. E’ un “di più” che significa il nostro modo di celebrare e di stare gratuitamente di fronte a Dio.
Nel mondo antico invece l’incenso aveva un grande uso quotidiano. Si pensava che avesse potere terapeutico e purificasse l’arie, oltre a renderla gradevole all’olfatto e quindi, nei riti, predisponesse all’incontro con la divinità.
La terra d’Israele, poi, era attraversata da quella che potemmo chiamare una “via dell’incenso”, ossia da piste carovaniere che collegando l’Arabia alla Siria ne consentivano il commercio. L’incenso infatti è una miscela di resine gommose che stillano sotto forma di gocce dalle incisioni che vengono praticate sulle piante che le producono e che crescono in Asia e in Africa. Esse solidificano al contatto con l’aria e vengono in seguito lavorate. Nelle Scritture ebraiche il suo uso è ampiamente attestato da parte dell’antico Israele.
Anzitutto compare quello quotidiano in testi in cui si riconosce un influsso egiziano (Pr 7,17 e 27,9; Ct 3,6) o comunque provenienti dalla corte e dalla società alta (Sal 45,9). Nel giudaismo più tardo se ne conosce l’uso alla fine del pranzo, insieme a quello dell’olio profumato per gli ospiti (cf. Lc 7,46).
Per quanto riguarda il culto, mentre è molto utilizzato in Egitto e nell’area mesopotamica, nelle Scritture compare solo tardivamente, anche se nel santuario è previsto un altare apposito per la sua offerta (Es 30,34-38) a sottolinearne l’importanza.
La Misna (II sec. D.C.) in cui troviamo le testimonianze della vita ebraica al tempo di Gesù, ci dà la complicata ricetta in cui entrano molti ingredienti, così come ci riferisce l’enorme quantità di incenso adoperato nel tempio di Gerusalemme in apposite padelle con riti molto complessi. In particolare l’offerta dell’incenso accompagnava il tamid, ossia l’olocausto “perpetuo”, offerto ogni giorno, mattina e sera, dal sacerdote di turno della sua classe (cf. LC 1,8ss.) effettuata la quale egli impartiva al popolo la benedizione (Nm 6,24-26) che, come sappiamo, Zaccaria non riuscì a pronunciare.
Forse perché sacrificio “perpetuo”, l’incenso diventa la metafora della preghiera (Sal 141,2) che sale a Dio come nostro sacrificio quotidiano e costante, e che ognuno di noi realizza particolarmente con la recita dei salmi nella Liturgia delle Ore.
Veniamo ora all’incensazione fatta per l’intercessione di S. Michele.
Il sacerdote, all’inizio della Liturgia Eucarestia, messo l’incenso nel turibolo, lo benedice e poi incensa tutto l’altare, in onore del Signore.
L’incenso viene benedetto, nella Messa in forma extraordinaria o Messa di san Pio V, con la preghiera: “Per intercessionem beati Michaelis Archangeli, stantis a destri altaris incensi, et omniu electorum suorum, incensum istud dignetur Dominud benedicere, et in oderem suavitatis accipere “ (Per intercessione di S. Michele arcangelo, che sta alla destra dell’altare dell’incenso, e di tutti i suoi santi, il Signore voglia benedire questo incenso e accoglierlo come profumo a Lui gradito).
Questa benedizione è più solenne della prima, nella quale si dice “Ab illo benedicaris, in cuius cremaberis” (Ti benedica Colui in onore del quale sarai bruciato). Qui sono invocati gli angeli perché il mistero dell’incenso non rappresenta altro che la preghiera dei santi presentata a Dio dagli angeli, come dice San Giovanni nell’Apocalisse (8,4): “Est ascendit fumus incenso rum de orationibus sanctorum de manu angeli coram Deo” (E dalla mano dell’Angelo il fumo degli aromi ascende con la preghiera dei santi davanti a Dio).
Ancor prima, cime spiega Prosper Guéranger, “siccome il pane e il vino che ha offerti hanno cessato dì’appartenere all’ordine delle cose comuni e usuali , [il sacerdote] li profuma con l’incenso, come fa per Cristo stesso, rappresentato dall’altare”.
Belle le parole che accompagnano l’incensazione prima in forma di triplice croce e poi di triplice cerchio sul pane e del calice: “Incensum istud a Te benedictum ascendat ad Te Domine et discenda super nod misericordia tua” (Ascenda a te, Signore, questo incenso da Te benedetto e discenda su di noi la tua misericordia).
E’ tutto il senso della, liturgia, che ascende a gloria della presenza divina e discende per la nostra salvezza- in latino, salvare vuol dire conservare – affinché siamo completamente noi stessi e possiamo vivere in eterno con Dio.
Il sacerdote si inchina “in spirito di umiltà e con animo contrito” affinché il sacrificio si compia alla presenza di Dio in modo da essere gradito; poi invoca lo Spirito sulle offerte.
Il sacerdote, rendendo il turibolo al diacono, gli rivolge un augurio che fa ugualmente a sé medesimo, dicendo: “ Accendat in nobis Dominus ignem sui amoris, et fiammam aeternae caritatis” (Il Signore accenda in noi il fuoco del suo amore e la fiamma dell’eterna carità).
Il diacono, ricevendo il turibolo, bacia la mano del sacerdote e poi la parte superiore delle catene, invertendo l’ordine delle azioni che aveva compiuto presentandoglielo. Tutti questi usi sono orientali e la liturgia cattolica li conserva perché sono dimostrazioni di rispetto e riverenza. Dunque, la Chiesa non ha escluso gli aromi dai suoi riti, anzi usa il balsamo per preparare il Crisma.
L’incensazione simboleggia il sacrificio perfetto dei santi doni del pane e del vino, cioè Gesù Cristo, a cui sono unite le nostre persone in sacrificio spirituale, emananti profumo soave che sale al cielo (cf. Gen 8,21; Ef 5,2); così sono le preghiere dei santi (Ap 5,8) e le virtù dei cristiani (2 Cor 2,15). Sarebbe molto opportuno che nelle nostre liturgie cattoliche si riprendesse non solo l’uso dell’incenso che in tantissime parrocchie è stato completamente abolito, addirittura non si usa neppure più alla fine del funerale per incensare la salma… ma anche al termine della Messa riprendere di nuovo la preghiera finale a san Michele Arcangelo che il papa Giovanni Paolo II ha invitato a fare pur non essendo purtroppo più obbligatoria come una volta.
Don Marcello Stanzione
venerdì 9 marzo 2012
L'osservatorio critico: Presunte rivelazioni sul destino dell'umanita che ...
L'osservatorio critico: Presunte rivelazioni sul destino dell'umanita che ...: “L’ora dei castighi è vicina … La vostra epoca sarà testimone di un terribile castigo. … Uragani di fuoco saranno scagliati dalle nuvole...
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