Da Miliziasanmichelearcangelo.org
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Don Marcello Stanzione sarà ospite della seguitissima
trasmissione “ Vade retro Satana” condotto da David Murgia che andrà in onda
sabato 17 marzo alle ore 15:30 con replica alle 20:30 e domenica 18 marzo con
replica alle 17:30. La televisione cattolica intervisterà ancora il sacerdote
salernitano, che è da oltre vent’anni parroco di Santa Maria La Nova nel comune
di Campagna e diocesi di Salerno, sabato 24 marzo e domenica 25 sempre negli
stessi orari. Non si può comprendere in modo adeguato la missione di Gesù senza
tener conto della nefasta azione di Satana, contro il quale egli ha combattuto
nella sua vita terrena e combatte incessantemente nel suo corpo mistico che è la
Chiesa. I discepoli, infatti, testimoni della vittoria di Cristo, sono da lui
chiamati a prolungare l’azione e gli effetti salvifici del mistero della Croce
lungo il pellegrinare storico della Chiesa. Gesù è il «più forte» che inaugura
il Regno di Dio con la sua presenza che segna la sconfitta totale di Satana. Lo
scopo della missione del Figlio di Dio è affermata nel testo della 1 Gv 3, 8:
eis touto ephanerôthē ho hyios tou Theou, hina lysē, ta erga tou diabolou.
Letteralmente: «per questo si è manifestato il Figlio di Dio, per sciogliere le
opere del diavolo».
L’incarnazione è vista nel linguaggio
giovanneo come «epifania» dell’amore del Padre, una «epifania» finalizzata a
«sciogliere» la tessitura della tela diabolica, a svelare le trame di pensiero e
di azione di Satana. L’anticipazione di eis touto, «per questo», rispetto al
verbo sottolinea il senso ultimo della missione del Verbo fattosi carne.
Il verbo lyein, «sciogliere» è
adoperato spesso da Gesù in riferimento alla liberazione degli uomini sottomessi
al giogo del peccato: «ma questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto legata
per diciotto anni, non bisognava che venisse sciolta questa catena?» (Lc 13,
16). Lo «sciogliere», svelare le trame del maligno equivale contemporaneamente a
«cacciarlo» dal cuore degli uomini instaurando il Regno di Dio: «ma se con lo
Spirito di Dio io getto fuori da (loro spazio di potere, ekballein) i demoni,
dunque si è avvicinato (phthanenin) a voi il Regno di Dio» (Mt 12, 28).
Gesù nel parlare della sua
glorificazione, «esaltazione» nell’«ora» della crocifissione, annuncia la
«cacciata fuori» (exballein exô) del «principe di questo mondo» e la croce come
il momento del giudizio escatologico (krisis) sul mondo governato da Satana (Gv
12,31). Durante il suo discorso di addio, parla del «giudizio» ormai compiutosi
sul «principe di questo mondo»: ho archôn tou kosmou toutou kekritai (Gv 16,11).
Il perfetto del verbo krinein, qualifica la vittoria di Cristo, costituito
giudice universale nel momento della sua massima umiliazione.
Tutta la sua vita pubblica è stato un
proclamare continuo l’amore del Padre, «scacciando» i demoni: «Andate a dire a
quella volte: ecco, io scaccio (ekballein) gli spiriti maligni e compio
guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno raggiungerò la mia meta» (Lc 13,
11-17). Questa sconfitta è totale, giacché come attesta Lc 11, 21-22, Cristo il
«più forte» (ischyroteros) ha vinto (nikētē, da nikan) il «forte» (ischyros),
gli ha tolto (airein) l’«armatura completa» (panoplia), che rappresentava la sua
fiducia e la sua sicurezza (eph’hē, epepoithei), sottraendogli e «spartendo la
preda» (skyla), come lo stesso demonio riconosce attraverso gli indemoniati:
«Sei venuto a distruggerci? (apolesai, da apollymi, «annientare, perdere,
svanire, morire, andare perduto»)». Su Gesù e sulla sua missione infatti il
principe di questo mondo «non ha niente (ouk echei ouden)» (Gv 14,30), nessuna
possibilità di interferire.
In Marco è il primo dei compiti
affidati ai discepoli al momento della loro elezione: «ne fece (epoiēsen)
dodici», per renderli apostoli del suo kerigma, per «avere autorità (ecousia) di
scacciare (exballein) i demoni» (3, 14-15). Lo stesso tema è sviluppato in Mc 6
dove, parlando della missione dei dodici, abbiamo il medesimo vocabolario: diede
«il potere (exousian)» sugli spiriti impuri (tôn pneumatôn tôn akathartôn)
potere da loro effettivamente esercitato: «e molti demoni uscivano (exeballon)»
(Mc 6,13). Stesso contenuto nei brani di Mt 10, 1 e Lc 10, 7-8. Si tratta di un
«potere su tutti i demoni (exousian epi panta ta daimonia)», come attestano i
settantadue al loro ritorno dalla missione (Lc 10, 17-20): i demoni si
sottomettevano (hypotassein) a loro «nel tuo nome», all’invocazione della sua
autorità di Figlio di Dio. E Gesù conferma questo dato aggiungendo: «Contemplavo
Satana come un lampo (astrapēn) che dal cielo cade».
La caduta di Satana dal cielo «come
un lampo» è l’immagine di una sconfitta repentina e inevitabile per effetto
dell’instaurazione del Regno di Dio in Cristo e per l’azione dei suoi discepoli.
Cristo ha dato loro l’«autorità (exousia)» non solo di camminare, ma di
«calpestare/incedere vittoriosamente (patein) sopra i serpenti e gli scorpioni,
e su tutta la potenza (dynamis) del nemico», rassicurandoli, come se ciò non
bastasse, che «niente voi assolutamente vi ledeà/farà torto (adikēsē, da
adikein)». Da notare in quest’ultima espressione l’enfasi sulla negazione
assoluta di qualsiasi danno: il pronome negativo ouden, «niente» e la doppia
negazione ou mē, «assolutamente no». Tale potere di scacciare i demoni è dato da
Gesù a tutti i credenti: «E questi saranno i segni che accompagneranno quelli
che credono: nel mio nome scacceranno (exebalousin da ekballein) i demoni» (Mc
16,17).
Il libro degli Atti più volte
riprende questo insegnamento. Si può leggere il sommario riguardante l’attività
degli apostoli di 5, 16: «Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme
accorreva, portando malati e quanti si agitavano/tormentati (ochlomenos da
ochleisthai) da spiriti immondi e tutti venivano guariti». Pietro nell’incontro
con Cornelio afferma di Gesù: «Passò facendo del bene e guarendo tutti quelli
che erano trattati brutalmente/oppressi (katadynasteuomenous da katadynasteuein)
dal diavolo» (At 10,38). Numerosi sono ancora gli episodi degli Atti che vedono
protagonista Paolo. Nell’episodio della giovane schiava posseduta da uno spirito
di divinazione l’apostolo intima a Satana: «In nome di Gesù Cristo ti ordino
(parangellô da parangellein) di andare via (exelthein da exerchesthai) da lei».
E lo spirito andò via (exēlthen) in quello stesso momento (autē, hôra) (At 16,
16-18).
Il quadro riassuntivo di At 19, 11-12
«Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si
mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con
lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi venivano fuori
(ekporeuesthai)». L’apologia di Paolo davanti al re Agrippa, nella quale
riferisce la missione che il Signore gli aveva affidato: «Ti mando ai pagani per
aprire loro gli occhi perché si convertano dalle tenebre alla luce, dal potere
(exousias) di Satana a Dio» (At 26, 17-18). Da ultimo citiamo l’azione del
diacono Filippo: «Da molti indemoniati uscivano (exērchonto) spiriti immondi,
emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati. E vi fu grande
gioia in quella città» (At 8, 5-7).
Ma il potere più grande del credente
è quello di non lasciarsi sedurre dal maligno e fare la volontà di Dio: «Non
chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa
la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno:
Signore, Signore, non abbiamo profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo
nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho
mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità» (Mt 7, 21-23).
Di qui l’invito di Paolo a lottare per la fedeltà a Cristo rivestiti
dell’«armatura completa (panoplia) di Dio per essere in grado di stare saldi di
fronte alle perfide macchinazioni (methodeia) del diavolo» (Ef 6,11).
L’effetto e la riprova della vittoria
di Cristo su Satana e dell’avvento del Regno di Dio è la gioia del seguace di
Cristo liberato dal giogo antico, che è il senso della parola
«vangelo».
Carlo Di Pietro
(M.S.M.A.)
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