Mancano quaranta giorni alla Pasqua e la Chiesa ci invita a
prepararci per risorgere con Cristo ad una vita nuova.
Il Vangelo di San Marco, col quale inizia la Quaresima,
ci presenta Gesù che, dopo l’arresto di Giovanni il Battista, va
nel deserto e vi passa quaranta giorni di preghiera, di tentazioni
e di digiuno; poi, percorre i villaggi della Galilea annunziando il
suo messaggio: “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino:
convertitevi e credete nel Vangelo” (Marco 1, 12-15).
E’ il messaggio che la Chiesa rilancia nella Quaresima ed è
anche l’essenza del cristianesimo: credere in Cristo e nel suo
Vangelo e convertire la nostra vita quotidiana alla vita nuova
che il Vangelo ci propone.
anche l’essenza del cristianesimo: credere in Cristo e nel suo
Vangelo e convertire la nostra vita quotidiana alla vita nuova
che il Vangelo ci propone.
Nel mondo non cristiano, dove i missionari vivono e lavorano,
è chiaro cos’è il cristianesimo: il passaggio dalla religione
tradizionale alla fede e alla vita in Cristo, unico Salvatore
dell’uomo e dell’umanità. Il “primo annunzio” ai non cristiani
è veramente l’annunzio di una fede nuova, di una vita nuova.
è chiaro cos’è il cristianesimo: il passaggio dalla religione
tradizionale alla fede e alla vita in Cristo, unico Salvatore
dell’uomo e dell’umanità. Il “primo annunzio” ai non cristiani
è veramente l’annunzio di una fede nuova, di una vita nuova.
Ma, in concreto, cosa significa “convertirsi a Cristo?”.
Ho fatto questa domanda a un missionario del Pime, padre
Giuseppe Fumagalli, che da quarantatre anni vive fra i “felupe”
nel nord della Guinea Bissau, una tribù nuova, dove il Vangelo
è stato portato negli anni cinquanta dal suo predecessore padre
Spartaco Marmugi. Siamo in una situazione missionaria: il primo
annunzio del Vangelo ai pagani. La predicazione di padre
Fumagalli è come quella di Gesù: “Convertitevi e credete al
Vangelo”.
Ho fatto questa domanda a un missionario del Pime, padre
Giuseppe Fumagalli, che da quarantatre anni vive fra i “felupe”
nel nord della Guinea Bissau, una tribù nuova, dove il Vangelo
è stato portato negli anni cinquanta dal suo predecessore padre
Spartaco Marmugi. Siamo in una situazione missionaria: il primo
annunzio del Vangelo ai pagani. La predicazione di padre
Fumagalli è come quella di Gesù: “Convertitevi e credete al
Vangelo”.
Padre Zé (Giuseppe) dice: “La conversione dei Felupe è rottura
col passato, inizio di una vita nuova con Cristo: quindi è sacrificio,
rinunzia, sofferenza, tentazione di tornare ai costumi pagani
del passato, una lotta quotidiana contro se stessi. Chi decide
di convertirsi sa che deve perdonare le offese, abbandonare
ogni sentimento di vendetta; lasciare il culto degli spiriti, non
credere più agli stregoni; avere una sola moglie ed esserle
fedele, amare e dedicarsi alla propria famiglia, rispettando
la moglie e i figli; non rubare, non commettere ingiustizie, ecc.
Il catecumeno sa che spesso va incontro alla persecuzione o
alla marginalizzazione nel villaggio, perché va contro-corrente
rispetto alla comunità in cui vive. Però Dio lo aiuta e spesso
posso dire che continua ad impegnarsi in questo cammino
di conversione, anche perchè consolato dai buoni risultati
che ottiene vivendo la vita cristiana: anzitutto si libera dalla
paura degli spiriti cattivi e del malocchio, che blocca la gente
comune. Il cristiano sa e crede che è sempre nelle mani di
Dio e acquista una sicurezza e coscienza viva della sua fede
e dei vantaggi che ne derivano, che sono tanti altri.
col passato, inizio di una vita nuova con Cristo: quindi è sacrificio,
rinunzia, sofferenza, tentazione di tornare ai costumi pagani
del passato, una lotta quotidiana contro se stessi. Chi decide
di convertirsi sa che deve perdonare le offese, abbandonare
ogni sentimento di vendetta; lasciare il culto degli spiriti, non
credere più agli stregoni; avere una sola moglie ed esserle
fedele, amare e dedicarsi alla propria famiglia, rispettando
la moglie e i figli; non rubare, non commettere ingiustizie, ecc.
Il catecumeno sa che spesso va incontro alla persecuzione o
alla marginalizzazione nel villaggio, perché va contro-corrente
rispetto alla comunità in cui vive. Però Dio lo aiuta e spesso
posso dire che continua ad impegnarsi in questo cammino
di conversione, anche perchè consolato dai buoni risultati
che ottiene vivendo la vita cristiana: anzitutto si libera dalla
paura degli spiriti cattivi e del malocchio, che blocca la gente
comune. Il cristiano sa e crede che è sempre nelle mani di
Dio e acquista una sicurezza e coscienza viva della sua fede
e dei vantaggi che ne derivano, che sono tanti altri.
“Insomma – continua padre Zé - a parità di condizioni, il cristiano
vive meglio e si sviluppa di più del non cristiano, io lo sperimento
spesso. Ha, come si dice, una marcia in più, non ha più paura
del futuro e del mistero nel quale è immersa tutta la vita dell’uomo.
Dio non si lascia mai vincere in generosità”, dice padre Zè.
vive meglio e si sviluppa di più del non cristiano, io lo sperimento
spesso. Ha, come si dice, una marcia in più, non ha più paura
del futuro e del mistero nel quale è immersa tutta la vita dell’uomo.
Dio non si lascia mai vincere in generosità”, dice padre Zè.
Il quale aggiunge che tra i felupe “la conversione a Cristo è una
profonda rivoluzione nella vita dell’uomo, della famiglia, del villaggio:
è la rivoluzione portata da Cristo, quella che “Dio è amore”, che
cambia tutta la vita dell’uomo,della famiglia, dell’umanità. Non una
rivoluzione violenta contro altri, ma una rivoluzione non violenta
che incomincia nell’interno del cuore dell’uomo, quando egli decide
di credere nel Vangelo e di convertirsi a Cristo: passare dall’egoismo all’altruismo, dall’odio all’amore. Oggi nella tribù dei felupe i cattolici battezzati sono circa 2.300 (altri sono nel catecumenato di 2-3 anni)
su circa 20.000 contribali in Guinea, ma la tribù è più presente nel
vicino Senegal. Non sono più perseguitati, anzi sono ammirati perché portano la pace fra i villaggi, si interessano del bene pubblico, hanno famiglia più unite, sono disponibili ad aiutare i più poveri”.
profonda rivoluzione nella vita dell’uomo, della famiglia, del villaggio:
è la rivoluzione portata da Cristo, quella che “Dio è amore”, che
cambia tutta la vita dell’uomo,della famiglia, dell’umanità. Non una
rivoluzione violenta contro altri, ma una rivoluzione non violenta
che incomincia nell’interno del cuore dell’uomo, quando egli decide
di credere nel Vangelo e di convertirsi a Cristo: passare dall’egoismo all’altruismo, dall’odio all’amore. Oggi nella tribù dei felupe i cattolici battezzati sono circa 2.300 (altri sono nel catecumenato di 2-3 anni)
su circa 20.000 contribali in Guinea, ma la tribù è più presente nel
vicino Senegal. Non sono più perseguitati, anzi sono ammirati perché portano la pace fra i villaggi, si interessano del bene pubblico, hanno famiglia più unite, sono disponibili ad aiutare i più poveri”.
Tutto questo avviene nel mondo “pagano”. Al contrario, nel nostro
mondo post-cristiano non è più molto chiaro cosa vuol dire
“cristianesimo” e “convertirsi a Cristo”, che è il messaggio della
Quaresima. Siamo sommersi da così tanti messaggi, problemi,
discussioni, cattivi esempi e scandali, molte voci, ipotesi e
proposte, che per molti non è più chiaro cosa vuol dire essere
cristiano. Un anno fa, il direttore dell’editrice Lindau di Torino,
il dott. Ezio Quarantelli, mi ha chiesto di scrivere un libro, che
poi ha pubblicato: “Padre, lei ha viaggiato molto e conosce
tante situazioni umane. Mi scriva un libro in cui spiega chiaramente
e in modo molto concreto come mai dobbiamo convertirci a Cristo,
cosa vuol dire e quale scopo ha questa conversione.
Non con un discorso teologico e filosofico, ma in modo
comprensibile e direi giornalistico, citando anche le sue
esperienze; e non mi parli della vita eterna, ma della vita in
questo nostro mondo”. Ho scritto il volume “Meno male che
Cristo c’è”, che grazie a Dio, mi dicono che va bene nelle vendite.
Non ha altro scopo che quello richiestomi dall’amico Quarantelli.
mondo post-cristiano non è più molto chiaro cosa vuol dire
“cristianesimo” e “convertirsi a Cristo”, che è il messaggio della
Quaresima. Siamo sommersi da così tanti messaggi, problemi,
discussioni, cattivi esempi e scandali, molte voci, ipotesi e
proposte, che per molti non è più chiaro cosa vuol dire essere
cristiano. Un anno fa, il direttore dell’editrice Lindau di Torino,
il dott. Ezio Quarantelli, mi ha chiesto di scrivere un libro, che
poi ha pubblicato: “Padre, lei ha viaggiato molto e conosce
tante situazioni umane. Mi scriva un libro in cui spiega chiaramente
e in modo molto concreto come mai dobbiamo convertirci a Cristo,
cosa vuol dire e quale scopo ha questa conversione.
Non con un discorso teologico e filosofico, ma in modo
comprensibile e direi giornalistico, citando anche le sue
esperienze; e non mi parli della vita eterna, ma della vita in
questo nostro mondo”. Ho scritto il volume “Meno male che
Cristo c’è”, che grazie a Dio, mi dicono che va bene nelle vendite.
Non ha altro scopo che quello richiestomi dall’amico Quarantelli.
Il nostro problema, di noi battezzati e anche di noi preti, parlando
in generale, è che noi ci crediamo già convertiti, per cui la parola “conversione” quasi non ha più significato. Siamo stati battezzati,
cresimati, riceviamo l’Eucarestia, andiamo a Messa, preghiamo
e se guardiamo al mondo attuale ci consideriamo dei buoni
cristiani.
Io stesso sono prete e missionario da 59 anni e se guardo alla
mia vita, ringrazio il Signore della vocazione al sacerdozio e
alla missione e di tutte le grazie che mi ha dato. Gli chiedo
perdono dei miei peccati e poi sono tentato di pensare
che, tutto sommato, la mia vita l’ho spesa per Cristo e per la
Chiesa e posso starmene tranquillo.
in generale, è che noi ci crediamo già convertiti, per cui la parola “conversione” quasi non ha più significato. Siamo stati battezzati,
cresimati, riceviamo l’Eucarestia, andiamo a Messa, preghiamo
e se guardiamo al mondo attuale ci consideriamo dei buoni
cristiani.
Io stesso sono prete e missionario da 59 anni e se guardo alla
mia vita, ringrazio il Signore della vocazione al sacerdozio e
alla missione e di tutte le grazie che mi ha dato. Gli chiedo
perdono dei miei peccati e poi sono tentato di pensare
che, tutto sommato, la mia vita l’ho spesa per Cristo e per la
Chiesa e posso starmene tranquillo.
Questo l’errore, credo abbastanza comune.
Il prete, come il cristiano, non va mai in pensione, non dice
mai di essere arrivato alla meta della vita cristiana, che è la
conversione a Cristo, l’imitazione di Cristo. Come cristiani, noi
ricominciamo sempre una vita nuova ogni mattino e soprattutto
nel giorno di Pasqua. La giovinezza della vita cristiana è questa:
ricominciare sempre con entusiasmo il cammino che porta
all’amore e all’imitazione di Cristo, correggendo a poco a
poco le nostre tendenze cattive, i nostri errori di giudizio e
via dicendo.
Tutto questo non è solo frutto della nostra buona volontà,
ma è una grazia che Dio ci dona, se glie la chiediamo.
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