giovedì 23 febbraio 2012

Papa: Quaresima "cammino nel deserto" per vincere le tentazioni del potere e dirigersi verso Dio

22/02/2012 12:32
VATICANO Da Asianews

All'udienza generale Benedetto XVI parla di "un tempo di cambiamento, di conversione", un tempo che spinge "ad assumersi le proprie responsabilità, è il tempo delle decisioni mature". Anche la Chiesa conosce la tentazione del diavolo che propose a Cristo una via lontana dal progetto di Dio, "attraverso il successo, il potere, il dominio". Ma anche se "il cielo sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi del'egoismo, dell'inganno", il tempo del deserto "può trasformarsi in tempo di grazia, perché anche dalla roccia più dura Dio può far sgorgare l'acqua che dissseta". 


Città del Vaticano (AsiaNews) - La Quaresima, che inizia oggi, è "un tempo di cambiamento, di conversione", un tempo che spinge "ad assumersi le proprie responsabilità, è il tempo delle decisioni mature", di "mettersi in movimento, per incontrare il Signore alla fine dei tempi". I 40 giorni che ci separano dalla Pasqua sono stati il tema della riflessione che Benedetto XVI ha proposto alle ottomila persone presenti all'udienza generale, in Vaticano.
 Nelle parole del Papa anche un riferimento alla "condizione della Chiesa in cammino nel deserto del mondo e della storia", per la quale, come per Gesù, c'è la "tentazione del Maligno", che propose a Cristo "una via messianica lontana dal progetto di Dio", una via che "passa attraverso il successo, il potere, il dominio". Ma anche se "il cielo sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi del'egoismo, dell'inganno" il tempo del deserto "può trasformarsi in tempo di grazia, perché anche dalla roccia più dura Dio può far sgorgare l'acqua che dissseta".
 Benedetto XVI ha ricordato che i "quadragesima", i quaranta giorni, la Quaresima, era il tempo nel quale coloro che avevano udito l'annuncio cristiano "iniziavano, passo dopo passo, il cammino di conversione", il "cammino di conversione alla fede da compiersi gradualmente, attraverso un cambiamento interiore", che avrebbe portato i catecumeni al battesimo.
 Nel tempo, questo cammino di conversione è stato proposto ai penitenti e a tutti i fedeli, "sia coloro che si erano allontanati da Dio, sia coloro che vivevano in piena comunione con la Chiesa". Tutti sapevano che "il tempo che precede la Pasqua è tempo di cambiamento, di conversione". E "la partecipazione di tutta la comunità sottolinea una particolarità importante della comunità cristiana: è la redenzione, a disposizione non di alcuni, ma di tutti ad essere disponibile, grazia alla morte e alla risurrezione di Cristo".
 La durata della Quaresima, 40 giorni, si riferisce a un numero simbolico sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento: "una cifra che esprime il tempo dell'attesa, della purificazione, del ritorno al Signore". "Un tempo cronologicamente non esatto, ma che indica pazienza, perseveranza, una lunga prova, un tempo sufficiente per vedere le opere di Dio, per assumersi le proprie responsabilità, senza ulteriori rimandi".
 Il Papa ha indicato, tra l'altro, che "il numero appare innanzi tutto a proposito di Noè, questo uomo giusto", che trascorre 40 giorni nell'arca e altri 40 dopo il diluvio, prima di toccare la terraferma. Ugualmente sono 40 i giorni che "Mosè trascorre sul monte Sinai alla presenza del Signore per accogliere la legge" e gli anni del viaggio del popolo di Israele verso la Terra promessa. Pure 40 sono gli anni di pace che Israele conosce sotto i Giudici e quelli dei regni di Saul e di David.
 Nel Nuovo Testamento, "Gesù prima di iniziare la vita publica si ritira nel deserto per 40 giorni, senza mangiare né bere, si nutre della Parola di Dio, che usa come arma per vincere il diavolo"e "40 sono i giorni nei quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo".
 "Il numero è descritto in contesto spirituale che resta attuale e valido, e la Chiesa proprio mediante i giorni del periodo quaresimale intende mantenerne il perdurante valore e renderne a noi presente l'efficacia. La liturgia cristiana della Quaresima ha lo scopo di favorire un cammino di rinnovameno spirituale alla luce di questa lunga esperienza pubblica e soprattutto imparare a imitare Gesù, che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto insegnò a vincere la tentazione con la parola di Dio".


Il Cardinale Caffarra contro le blasfemie nella sua diocesi



Alla vigilia della rappresentazione dello spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci “Sul concetto di volto del figlio di Dio”, di prossima programmazione a Casalecchio di Reno, il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, ha diramato un comunicato stampa che riportiamo integralmente.
Le parole del Cardinale sono chiare e senza equivoci e costituiscono un esempio per i pastori italiani, spesso inerti e silenti di fronte alle offese contro la nostra religione.

COMUNICATO STAMPA
In relazione allo spettacolo “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” offensivo della Persona del Cristo e del sentimento religioso dei fedeli cattolici, di prossima programmazione a Casalecchio di Reno, il Cardinale Arcivescovo comunica:
Dall’insulto alla sua Madre, rivoltole nella nostra città alcuni anni or sono, si passerà ora ad una rappresentazione teatrale obiettivamente blasfema nei confronti di Gesù e del suo Volto Santo.
Siamo sdegnati e addolorati, come cittadini e come credenti. Come cittadini nel vedere che l’esercizio della libertà espressiva non conosce più neppure i limiti del rispetto dell’altro. Come credenti nel vedere inserito il Volto Santo –il quale gli Angeli desiderano guardare– in uno spettacolo indegno, offensivo, e obiettivamente blasfemo e sacrilego. Sacrilegio è anche trattare indegnamente i simboli sacri, così come la bestemmia si estende anche alle sante immagini.
Vengono a mente le parole della Scrittura: «Poiché hanno odiato la sapienza e non hanno amato il timore del Signore […] mangeranno il frutto della loro condotta e si sazieranno dei risultati delle loro decisioni» [Pr 1,29.31].
Dio continui ad usarci misericordia, anche quando giungiamo perfino al disprezzo del dono più grande che ci ha fatto: il suo Figlio unigenito.
«Uomo dei dolori, davanti a cui ci si copre la faccia» [Is 53,3].
Cristo è sceso nelle più amare pieghe dell’umana angoscia; Dio ha voluto sperimentare il nostro duro mestiere di vivere. Ma per donarci speranza, per riportarci alla nostra primigenia verità e splendore. Vederlo disprezzato in questa sua sofferta bellezza, è spegnere ogni speranza.
“Volto santo di Cristo, luce che rischiara le tenebre del dubbio e della tristezza, vita che ha sconfitto per sempre il potere del male e della morte … rendici pellegrini di Dio in questo mondo, assetati di infinito” [Benedetto XVI].
Sono sicuro che i buoni fedeli di Casalecchio in unione coi loro pastori sapranno reagire in modo fermo e composto.
Chiedo ai parroci di Casalecchio di fare, dopo la celebrazione delle Sante Messe feriali di venerdì e sabato, una preghiera di riparazione, nella forma e modo che riterranno più opportuno. Non escludano eventualmente la celebrazione della S. Messa «per la remissione dei peccati». E che Dio abbia pietà di noi!

Bologna, 16 febbraio 2012

                                                                                 + Carlo Card. Caffarra
                                                                                          Arcivescovo

VESCOVO BABINI: LA CHIESA DIFFONDA IL VERO MAGISTERO



di Bruno Volpe
Pontifex.Roma

Con Monsignor Giacomo Babini, Vescovo emerito di Grosseto, parliamo del significato e del senso della Quaresima che oggi inizia con il rito delle Ceneri.

Eccellenza, che cosa è la Quaresima e come va vissuta?
La Quaresima è un tempo forte che ci mette a contatto e confronto con il Gesù adulto, rispetto al Natale quando dialoghiamo con Gesù bambino. Nella Quaresima è possibile dire che Dio, mediante il Figlio, mostra la sua faccia”.

La Quaresima è, o dovrebbe essere, anche un tempo penitenziale:
“Esattamente, la penitenza, intesa come piccola mortificazione personale, fa parte, assieme al digiuno, alla preghiera e alla carità delle vie necessarie da imboccare se davvero intendiamo vivere una Quaresima degna di tal nome. Poi a volte, o anche spesso, per tanti la Quaresima è una cosa come molte altre e il discorso si chiude”.

Poi precisa: “Sarebbe opportuno, nel tempo di Quaresima, rendersi maggiormente conto del peccato, di che cosa è e che cosa ... rappresenta per noi e per Dio.
Duole dirlo, ma la Chiesa di questo tempo, non tutta, ha dimenticato o tralasciato di parlare della gravità del peccato, forse pensando che fosse un tema antiquato, vecchio, poco adatto al mondo.
Occorre dire che parecchi Sacerdoti hanno ceduto alle insidie del mondo, blandendo o addolcendo molte cose ed hanno fatto male.
La Chiesa sia più dogmatica e sicura nella divulgazione della dottrina e del Magistero. Fare sconti non serve a nulla, anzi danneggia le anime perché si perde il senso di Dio e la visione del sacro”.

Digiuno anche da spettacoli indecenti e dalla trivializzazione del sesso:
“Nel mondo, specialmente quello occidentale, si parla tanto e si è smarrito il valore del silenzio e della meditazione. Da questo punto di vista, il Papa è ineccepibile, peccato che sia circondato da persone non sempre all'altezza. Ecco, in Quaresima meglio rinunciare al baccano, alle abbuffate, alla Tv, e al sesso trivializzato e trasformato in divertimento”.

Eccellenza, il parlamentare Giovanardi è stato insultato per aver detto che un bacio in pubblico tra due lesbiche disturba ed è come chi fa la pipì per strada:
“Giovanardi ha perfettamente ragione. Magari ha usato una forma non troppo elegante, ma due gay che si baciano in pubblico sono uno spettacolo osceno”.

lunedì 13 febbraio 2012

La Corona del Santo Rosario, cos'è,come e dove la si usa




Estratto da
Santo Rosario meditato

di Padre Giulio Maria Scozzaro

Il Santo Rosario completo
* È suddiviso in 4 parti, ciascuna parte di 50 Ave Maria; in ogni parte si meditano 5 misteri e ogni mistero equivale a una decina di Ave Maria.
* Quando non si dice il Rosario intero, si può recitare una sola Corona con i suoi 5 misteri (cinque decine: una decina è composta da un Padre nostro, 10 Ave Maria, un Gloria e altre preghiere devozionali). Inoltre le decine possono essere separate, purché la Corona sia completata nello stesso giorno. Si può recitare una decina di tanto in tanto nella giornata, per completare tutta la Corona nella giornata.
Sia la decina che il Rosario completo si possono recitare ovunque, oltre la Chiesa e la propria casa: in viaggio, durante una pausa di riposo, nei momenti liberi, mentre si passeggia, quando si aspetta qualcuno o l’autobus o il metrò. È cosa lodevole recitare il Rosario nel tempo stabilito nella giornata, nell’angolo della preghiera giornaliero dedicato all’incontro con Gesù e la Madonna.
Il Santo Rosario è un determinato modo di pregare Dio insieme alla Madonna, in onore della Madonna. La sua recita calma e attenta, ne fa una preghiera contemplativa, dove “si meditano i misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina” (MC 47).
La Corona
Riguardo la Corona, non molti ne hanno una considerazione chiara, e il Papa scrive nella Lettera Apostolica sul Rosario: «Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la Corona. Nella pratica più superficiale, essa finisce per essere spesso un semplice strumento di conteggio per registrare il succedersi delle Ave Maria. Ma essa si presta anche ad esprimere un simbolismo, che può dare ulteriore spessore alla contemplazione.
A tal proposito, la prima cosa da notare è come la Corona converga verso il Crocifisso, che apre così e chiude il cammino stesso dell’orazione. In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui, tutto, mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre.
In quanto strumento di conteggio, che scandisce l’avanzare della preghiera, la Corona evoca l’incessante cammino della contemplazione e della perfezione cristiana. Il Beato Bartolo Longo la vedeva anche come una “catena” che ci lega a Dio. Catena, sì, ma catena dolce; tale sempre si rivela il rapporto con un Dio che è Padre. Catena “filiale”, che ci pone in sintonia con Maria, la “serva del Signore” (Lc 1,38), e, in definitiva, con Cristo stesso, che, pur essendo Dio, si fece “servo” per amore nostro (Fil 2,7).
Bello è anche estendere il significato simbolico della Corona al nostro rapporto reciproco, ricordando con essa il vincolo di comunione e di fraternità che tutti ci lega in Cristo» (RVM 36).
La parola Rosario significa “Corona di Rose”. La Madonna ha rivelato in diverse circostanze, che ogni volta che si dice una Ave Maria è come se si donasse a Lei una bella rosa e che con ogni Rosario completo Le si dona una Corona di Rose. La rosa è la regina dei fiori, e così il Rosario è la Rosa di tutte le devozioni ed è perciò la più importante.
“Il tuo Rosario, Maria, è fatto di Rose che non periscono e non perdono mai il loro profumo. Quando dalla terra povera, oscura, facciamo salire la nostra preghiera, viene elevata fino a te stessa per rimanere sempre nel Cielo omaggio perenne di amore”, così Jean Galot esprime il suo amore per il Rosario.
La Corona del Rosario è come un serto di Rose profumate e multicolori ai piedi di Maria. Nelle apparizioni a Lourdes la Madonna ha mostrato la Corona del Rosario per indicare come preferisce questa santa preghiera. A Santa Bernardette mostrò la sua lunga Corona ed invitò la piccola a prendere quella che portava addosso per recitare insieme il Rosario. La Madonna nell’incanto della grotta di Massabielle sgranava in silenzio la Corona quando la piccola recitava l’Ave Maria, poi Lei recitava il Gloria al Padre, chinando la testa. E cominciava con il Padre nostro la nuova decina, facendo continuare la piccola Bernardette con le Ave Maria.
Non dobbiamo mai tralasciare la Corona del Rosario, non solo portandola addosso, ma usandola spesso nella giornata, perché è la preghiera che la Madonna predilige e che Lei è venuta a chiedere dal Cielo.
Lei stessa ha insegnato a recitarla bene, facendo scorrere fra le sue dita la Corona del Rosario, comunicando alla piccola Bernardette come recitarlo, mostrandole come si usa la Corona, recitando davanti a lei il Padre nostro e il Gloria, ma assistendo con grande gioia alle Ave Maria che recitava la bambina.
Quindi, la Madonna è sempre presente quando ognuno di noi recita il Rosario, perché La invitiamo a pregare con noi, e veramente la Madonna si associa alla preghiera che ognuno di noi recita. Non siamo soli quando recitiamo il Rosario, ma la Madre di Dio è accanto a noi e prega per noi, con noi e in noi; non siamo inascoltati quando con amore e fiducia recitiamo le Ave Maria del Rosario, perché la Madre di Dio è sempre in affabile attesa di ascoltare le nostre invocazioni al suo dolce Nome.
Non è sublime questo? Prova a rifletterci per un po’, diventerà più fiduciosa la tua preghiera, più amore avrai per la Madonna, più considerazione avvertirai per il Rosario. Non ti staccherai più dal Rosario.
Se la Madonna recita il Rosario con noi, questa preghiera è potente proprio per questo. Ecco perché la Madonna indica il Rosario come l’Arma potente. Anzi, è l’Arma più potente per combattere satana e il suo esercito del male. La battaglia a livello spirituale che si combatte è terribile, e la nostra vittoria sul male non può avvenire senza l’aiuto della Madonna.
Proclamando l’Anno del Rosario nell’ottobre del 2002, Giovanni Paolo II ha detto: “Riprendete con fiducia tra le mani la Corona del Rosario. Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona?
Il Rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo di ogni buon evangelizzatore”.
Don Dolindo Ruotolo scriveva sul Rosario: La Corona non è semplicemente un oggetto per contare una serie di Ave, di Pater, di Gloria, ma è come un libro che il cristiano -anche il più ignorante- porta con sé e legge; è un legame di amoroso ricordo che ci unisce a Gesù e a Maria; è una collana di perle celesti, perché ogni granello è un tesoro di indulgenze e un pegno di misericordia per i meriti di Gesù e di Maria.
I grani del Rosario sono come lo svolgersi di una pellicola cinematografica, perché ricordano i grandi misteri della Redenzione e li ripresentano all’anima. Senza il Rosario chi avrebbe più ricordato i misteri della Redenzione? Eppure, il loro ricordo è il segreto della vita interiore, ed è indispensabile perché noi possiamo essere cristiani veri e portare il sigillo di Gesù”.
La Corona è sempre in mano ai figli di Maria, che vivono gioiosamente uniti a Lei, alla sua scuola evangelica. La Corona non è un oggetto che si mostra per esibizionismo, ma un oggetto che si ama, si bacia quando si prende in mano, si considera oggetto sacro perché benedetto e per la potenza che la Madonna vi ha riposto.
Il Papa Giovanni Paolo II ha indicato a tutti la Corona del Rosario, l’ha mostrata ai giovani negli incontri e l’ha consegnata: “Consegno oggi idealmente anche a voi, cari giovani, la Corona del Rosario. Attraverso la preghiera e la meditazione dei misteri, Maria vi guida con sicurezza verso il suo Figlio!”.
Mons. Giuseppe Pullano, Vescovo del Santuario di Tindari, innamorato di questa potente preghiera, così ha scritto: “Il Santo Rosario è il salterio di Maria, la preghiera più bella, quella che rende più onore alla Vergine e fa più bene a noi perché è un insieme di contemplazione e di orazione”.
Papa Leone XIII ha scritto nell’Enciclica “Diuturni temporis”, proprio per evidenziare l’importanza della Corona: “… questa meravigliosa Corona è un intreccio di salutazioni angeliche, intercalate dall’orazione del Signore, unite dalla meditazione. Così composto, il Rosario costituisce la forma più eccellente di preghiera, e il mezzo più efficace per conseguire la vita eterna. Poiché, oltre alla eccellenza delle sue preghiere, esso ci offre una salda difesa della nostra Fede e un sublime modello di virtù nei misteri proposti alla nostra contemplazione

venerdì 10 febbraio 2012

Quale preghiera



Estratto da
Santo Rosario meditato

di Padre Giulio Maria Scozzaro

Quale preghiera
Il Santo Rosario è preghiera trinitaria, perché si ripete l’inno di adorazione alla Trinità.
È preghiera cristocentrica, perché Gesù è l’oggetto del nostro amore per mezzo di Maria; in ogni Ave Maria è Lui che benediciamo insieme e per mezzo di sua Madre: “Benedetto…Gesù”. Lo ripetiamo in ogni Ave Maria.
È la preghiera della famiglia, oggi tanto bisognosa di aiuti divini per non disgregarsi, per i genitori vivere coerentemente, per i figli non seguire le mode immorali e fuorvianti di questa società. I giovani oggi sono così abbandonati… In quante famiglie si recita il Santo Rosario e quale genitore istruisce i figli in questa santa preghiera? Giovanni Paolo II ha detto ai giovani: “Cari giovani… il Santo Rosario ci introduce nel cuore stesso della Fede; stimate il Rosario, fatene un canto elevato alla Vergine Maria e vi sia caro recitarlo”.
In un messaggio ai giovani ha detto loro: “Non vergognatevi di recitare il Rosario da soli, mentre andate a scuola, all’università o al lavoro, per strada e sui mezzi di trasporto pubblico; abituatevi a recitarlo tra voi, nei vostri gruppi, movimenti e associazioni; non esitate a proporne la recita in casa, ai vostri genitori e ai vostri fratelli, poiché esso ravviva e rinsalda i legami tra i membri della famiglia. Questa preghiera vi aiuterà ad essere forti nella Fede, costanti nella carità, gioiosi e perseveranti nella speranza”.
Questa è la testimonianza di Annamaria: “Un mio grande desiderio è che tutti i fedeli abbiano il coraggio di recitare -anche se per proprio conto- il Santo Rosario pubblicamente, senza paura, senza imbarazzi. L’altro giorno, mentre ero in attesa di una visita medica, ho tirato fuori il Rosario ed ho cominciato a pregare. Il giorno dopo, mentre ero in tram a Milano, con un po’ di timidezza ho preso la mia coroncina senza nascondere che, pur sommessamente, recitavo il Rosario. E se tutti osassimo far questo? C’è sempre un momento per recitare il Rosario. Ovunque lo si può fare: magari durante la pausa del pranzo, anche con un solo collega, oppure in strada… Sarebbe una testimonianza contagiosa, capace di moltiplicare il coro di voci che si levano in onore di Maria”.
Meraviglia di Grazie porta a tutti noi il Santo Rosario. È la preghiera che tocca i cuori induriti dei figli di Maria, lontani dal Cuore di Maria e che Lei vuole riportare a Gesù.
È la preghiera di chi ama veramente Maria, e che ha incontrato Gesù nella propria vita. Chi ama Maria, non si annoia nella recita del Rosario, anzi, trova nel Rosario il momento dell’incontro con il soprannaturale, per gustare la pace dei sensi, la forza per camminare santamente.
Ho conosciuto la storia di un uomo, che di giorno aveva mille difficoltà per recitare una sola Corona del Rosario, anzi, la cominciava e poi a causa del telefono, lavoro, letture, impegni, commissioni, appuntamenti ed altro, non riusciva a terminarla. Ne recitava solo alcune decine. Questa impossibilità riusciva a superarla di notte, perché soffriva di una forma di insonnia, per cui, si svegliava sempre tra le 2 e le 3, prendeva la Corona e nella quiete del silenzio, nella contemplazione dei misteri, pregava molto il Rosario. Invece di lamentarsi ed annoiarsi, trovava il modo per santificare il tempo che restava sveglio. Si addormentava serenamente invocando i nomi di Gesù e di Maria.
La preghiera vince Dio, ottiene tutto da Dio se è preghiera che corrisponde alla sua volontà, perché così ha stabilito Egli stesso. E la preghiera più potente che penetra i Cieli, che trova sempre accoglienza presso Dio e che Lui gradisce è il Santo Rosario. Non solo perché chiediamo l’intercessione di Maria, ma perché Lei prega sempre con noi, e Dio nulla nega all’unica Creatura che ha corrisposto pienamente, perfettamente alla sua volontà. È la stessa Maria Santissima la preghiera più armoniosa e soave salita dalla terra al Cielo.
Nei Santuari di Loreto, Lourdes, Pompei, Fatima, soprattutto, si ripete migliaia e migliaia di volte, dalla mattina alla sera, la dolce preghiera: “Ave Maria…Madre Dio…prega per noi peccatori”. Salgono al Cielo milioni di invocazioni di aiuti, di suppliche, di ringraziamenti a Maria. San Francesco d’Assisi per questo poteva dire: “All’Ave Maria trema tutto l’inferno e gioisce tutto il Paradiso”.
L’Ave Maria è il nostro saluto più gradito a Maria, e possiamo ripeterlo dovunque ci troviamo, in qualunque momento, perché la recita di una sola Ave Maria dura meno di 10 secondi. Sono momenti in cui ci uniamo a Maria, in cui La invochiamo nella gioia e nel dolore, in un periodo difficile, personale, familiare o di lavoro. Una sola Ave Maria può cambiare in meglio l’esito che attendiamo, può cambiare i pareri degli altri, portare serenità in una discussione, calmare la mente di chi è nervoso, allontanare immediatamente una brutta tentazione, darci fiducia e quiete quando siamo turbati. Una sola Ave Maria fa tremare l’inferno, e il diavolo non può rimanere vicino a chi invoca Maria, ama Maria e ha fiducia in Maria.
La devozione alle tre Ave Maria ha aiutato moltissimi fedeli, ed io consiglio a chi non riesce a recitare il Santo Rosario, di ripetere molto spesso nella giornata tre Ave Maria, ringraziando Dio Padre per averci donato il Figlio, per averci dato una Madre senza uguali, per tutti i doni elargiti a noi senza che ce ne accorgessimo.
Il Padre ci ha fatto un grande dono donandoci il Figlio eterno; Gesù ha fatto a noi un grande dono anche poco prima di morire. In punto di morte si dona a coloro che si ama, la cosa più cara. Gesù poco prima di morire crocifisso lascia il suo Tesoro che più amava -la Madre- a tutti noi, amati sempre in modo infinito.
Una preghiera molto semplice e poesia molto profonda, scriveva Jean Galot: “Verso di Te, Maria, sale con il Rosario la poesia della nostra preghiera, preghiera molto semplice come la tua propria anima; poesia molto profonda che sorge dalla vicinanza di Dio, offerta del nostro amore che vuole raggiungere il tuo amore, e con il tuo aiuto entrare nel mistero di Cristo”.
Don Dolindo Ruotolo così scriveva in una lettera: “Per questa preghiera la Chiesa dedica una festa solenne, perché sintesi di tutte le feste che sono un Rosario continuo nell’annuale ciclo liturgico. Si intona questo mistico Rosario con l’Avvento, si chiude con le feste mariane d’ottobre, per ripigliarci di nuovo, fino a che la Chiesa militante sarà trionfante nella Gloria di tutti i suoi Santi”.
A Padre Pio chiesero, qualche giorno prima di morire, un dono particolare. Rispose: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Consigli che tutti i suoi figli spirituali hanno accolto e diffuso, perché confermata da un Santo l’efficacia della preghiera, tanto gradita alla Madonna. Anche se in molte Chiese non si recita più, dobbiamo essere noi ad invitare i fedeli alla recita. Diciamolo che non è una preghiera passata, anche perché in Dio tutto è sempre presente. Anche oggi la Madonna ci invita a recitarlo.
Padre Pio era a conoscenza della graduale e minacciosa ribellione contro il Rosario nella Chiesa, e rispondeva a chi preoccupato raccontava quanto si diceva contro il Rosario: “Satana mira sempre a distruggere questa preghiera, ma non ci riuscirà mai: è la preghiera di Colei che trionfa su tutto e su tutti. È Lei che ce l’ha insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater noster”.

martedì 7 febbraio 2012

Papa: Quaresima, il cristiano testimoni che si sente “custode” degli altri

» 07/02/2012 10:48
VATICANO da asianews

Messaggio di Benedetto XVI. “Prestare attenzione” gli uni agli altri significa curare sia la via materiale che quella spirituale, personale e comunitaria, superando l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». La “correzione fraterna”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, tutti sentano l’urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone”, in quanto essi sono “membra dello stesso corpo”. Una fratellanza che è dimensione sociale e per questo si deve esprimere sia nella cura per le necessità materiali dell’altro, sia nell’attenzione per la sua vita spirituale, che può portare alla “correzione fraterna”.

Prende spunto da un passo della Lettera agli Ebrei (Eb 10,24): “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”, il messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012, reso noto oggi, nel quale il Papa esorta a rinnovare il cammino di fede, “sia personale che comunitario”.

Guardando al versetto citato, Benedetto XVI sottolinea l’importanza del “prestiamo attenzione”. Il verbo del testo greco (katanoein) significa “osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà”. Il termine “invita a fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell'altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfrGen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene”.

“Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore”.

“L’attenzione all’altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. La cultura contemporanea sembra aver smarrito il senso del bene e del male, mentre occorre ribadire con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è «buono e fa il bene» (Sal 119,68). Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell'altro, desiderando che anch'egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. La Sacra Scrittura mette in guardia dal pericolo di avere il cuore indurito da una sorta di «anestesia spirituale» che rende ciechi alle sofferenze altrui”.

Il “prestare attenzione” al fratello, prosegue il documento del Papa, “comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo”.

“E’ importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recrimina-zione; è mosso sempre dall’amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello”.

Il Papa parla di una “custodia” verso gli altri che “contrasta con una mentalità che, riducendo la vita alla sola dimensione terrena, non la considera in prospettiva escatologica e accetta qualsiasi scelta morale in nome della libertà individuale. Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche, sia alle esigenze spirituali e morali della vita. Non così deve essere nella comunità cristiana!”

“I discepoli del Signore, uniti a Cristo mediante l’Eucaristia, vivono in una comunione che li lega gli uni agli altri come membra di un solo corpo. Ciò significa che l'altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza. Tocchiamo qui un elemento molto profondo della comunione: la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale. Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, si verifica tale reciprocità: la comunità non cessa di fare penitenza e di invocare perdono per i peccati dei suoi figli, ma si rallegra anche di continuo e con giubilo per le testimonianze di virtù e di carità che in essa si dispiegano”.

"Per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone". L’espressione della Lettera agli Ebrei “ci spinge a considerare la chiamata universale alla santità, il cammino costante nella vita spirituale, ad aspirare ai carismi più grandi e a una carità sempre più alta e più feconda (cfr 1 Cor 12,31-13,13). L'attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, «come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio» (Pr 4,18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio”. 

venerdì 3 febbraio 2012

Padre Amorth, re d'esorcismi: "Prima volta con un contadino" Il più famoso esorcista d'Italia racconta in un libro la sua vita e le terrificanti battaglie per sconfiggere il demonio


DA LIBEROQUOTIDIANO.IT DEL 03/02/2012


Anticipiamo alcuni brani del libro L’ultimo esorcista (Piemme, pp. 266, euro 16,5), scritto da Padre Gabriele Amorth assieme a Paolo Rodari, vaticanista del Foglio. Il volume sarà in libreria martedì prossimo. Sul numero di Panorama oggi in edicola si trova un’altra anticipazione del libro corredata da un’inchiesta di Ignazio Ingrao sugli esorcisti.
Ogni volta che faccio un esorcismo entro in battaglia. Prima di entrarvi indosso una corazza. Una stola viola i cui lembi sono più lunghi di quelli che solitamente indossano i preti quando dicono messa. La stola spesso la avvolgo attorno alle spalle del posseduto. È efficace, serve a tranquillizzare i posseduti quando, durante l’esorcismo, vanno in trance, sbavano, urlano, acquisiscono una forza sovrumana e attaccano. Quindi porto con me il libro in latino con le formule di esorcismo. Dell’acqua benedetta che a volte spruzzo sull’indemoniato. E un crocifisso con incastonata dentro la medaglia di san Benedetto. È una medaglia particolare, molto temuta da Satana.
La battaglia dura ore. E non si conclude quasi mai con la liberazione. Per liberare un posseduto ci vogliono anni. Tanti anni. Satana è difficile da sconfiggere. Spesso si nasconde. Si cela. Cerca di non farsi trovare. L’esorcista deve stanarlo. Deve obbligarlo a rivelargli il suo nome. E poi, nel nome di Cristo, deve obbligarlo a uscire. Satana si difende con tutti i mezzi. L’esorcista si fa aiutare da dei collaboratori incaricati di tenere fermo il posseduto. Nessuno di questi può parlare col posseduto. Se lo facessero, Satana ne approfitterebbe per attaccarli. L’unico che può parlare col posseduto è l’esorcista. Questi non dialoga con Satana. Semplicemente gli rivolge degli ordini. Se dialogasse con lui, Satana lo confonderebbe fino a sconfiggerlo.

Oggi faccio esorcismi su cinque o sei persone al giorno. Fino a qualche mese fa ne facevo molti di più, anche dieci o dodici. Esorcizzo sempre, anche di domenica. Anche a Natale. Tant’è che un giorno padre Candido mi disse: «Devi prenderti dei giorni di riposo. Non puoi esorcizzare sempre». «Ma io non sono come te» risposi. «Tu hai un dono che io non ho. Solo ricevendo una persona per qualche minuto sai dire se è posseduta o meno. Io non ho questo dono. Prima di capire devo ricevere ed esorcizzare».   Col passare degli anni ho acquisito molta esperienza. Ma ciò non significa che «il gioco» sia più facile. Ogni esorcismo è un caso a sé stante. Le difficoltà che incontro oggi sono le medesime che incontrai la prima volta quando, dopo mesi di prove da solo in casa, padre Candido mi disse: «Coraggio, oggi tocca a te. Oggi entri in battaglia».

«Sei proprio sicuro che sono pronto?»
«Nessuno è mai pronto per questo genere di cose. Ma tu sei sufficientemente preparato per cominciare. Ricordati. Ogni battaglia ha i suoi rischi. Tu dovrai correrli uno per uno».
 Il momento fatidico
L’Antonianum è un grande complesso situato a Roma in via Merulana, poco distante da piazza San Giovanni in Laterano. Lì, in una stanza poco accessibile ai più, faccio il mio primo grosso esorcismo. È il 21 febbraio 1987. Un frate francescano di origine croata, padre Massimiliano, ha chiesto aiuto a padre Candido per il caso di un contadino dell’agro romano che, secondo il suo parere, ha bisogno di essere esorcizzato. Padre Candido gli dice: «Non ho tempo. Ti mando padre Amorth». Entro nella stanza dell’Antonianum da solo. Sono arrivato con qualche minuto d’anticipo. Non so cosa aspettarmi. Ho fatto tanta pratica. Ho studiato tutto quello che c’è da studiare. Ma operare sul campo è un’altra cosa. So poco della persona che devo esorcizzare. Padre Candido è stato piuttosto vago. Il primo a entrare nella stanza è padre Massimiliano. Dietro di lui, un’esile figura. Un uomo di venticinque anni, magro. Si notano le sue umili origini. Si vede che tutti i giorni ha a che fare con un lavoro bellissimo ma anche molto duro. Le mani sono ossute e grinzose. Mani che lavorano la terra. Prima ancora che inizi a parlargli, entra una terza persona, inaspettata.
«Lei chi è?» chiedo.
«Sono il traduttore» dice.
«Il traduttore?»
Guardo padre Massimiliano e chiedo spiegazioni. So che ammettere nella stanza dove si svolge un esorcismo una persona non preparata può essere fatale. Satana durante un esorcismo attacca i presenti se impreparati. Padre Massimiliano mi rassicura: «Non gliel’hanno detto? Quando va in trance parla solo in inglese. Serve un traduttore. Altrimenti non sappiamo cosa vuole dirci. È una persona preparata. Sa come comportarsi. Non commetterà ingenuità». Indosso la stola, prendo in mano il breviario e il crocifisso. A portata di mano tengo l’acqua benedetta. Inizio a recitare l’esorcismo in latino. «Non ricordarti, Signore, delle colpe nostre o dei nostri genitori e non punirci per i nostri peccati. Padre nostro... E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male».

Una statua di sale
Il posseduto è una statua di sale. Non parla. Non reagisce. Rimane immobile seduto sulla sedia di legno dove l’ho fatto accomodare. Recito il salmo 53. «Dio, per il tuo nome salvami, per la tua potenza rendimi giustizia. Dio, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio alle parole della mia bocca, poiché sono insorti contro di me gli arroganti e i prepotenti insidiano la mia vita, davanti a sé non pongono Dio...».  Ancora nessuna reazione. Il contadino sta in silenzio, lo sguardo fisso per terra. (...)  «Salva il tuo servo qui presente, Dio mio, poiché spera in te. Sii per lui, Signore, torre di fortezza. Di fronte al nemico, niente possa il nemico contro di lui. E il figlio dell’iniquità non gli possa nuocere. Manda, Signore, il tuo aiuto dal luogo santo. E da Sion mandagli la difesa. Signore, esaudisci la mia preghiera. E il mio grido giunga a te. Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito».

È a questo punto che, di colpo, il contadino alza la testa e mi fissa. E nello stesso istante esplode in un urlo rabbioso e spaventoso. Diventa rosso e inizia a urlare invettive in inglese. Rimane seduto. Non si avvicina a me. Sembra temermi. Ma insieme vuole spaventarmi. «Prete finiscila! Zitto, zitto, zitto!»
E giù bestemmie, parolacce, minacce. Accelero col rituale. (...) Il posseduto continua a urlare: «Zitto, zitto, stai zitto». E sputa per terra e addosso me. È furioso. Sembra un leone pronto al grande balzo. È evidente che la sua preda sono io. Capisco che devo andare avanti. E arrivo fino al «Praecipio tibi» - «Comando a te». Ricordo bene quanto mi aveva detto padre Candido le volte che mi aveva istruito sui trucchi da usare: «Ricordati sempre che il “Praecipio tibi” è spesso la preghiera risolutiva. Ricordati che è la preghiera più temuta dai demoni. Credo davvero sia la più efficace. Quando il gioco si fa duro, quando il demonio è furioso e sembra forte e inattaccabile, arriva in fretta lì. Ne trarrai giovamento nella battaglia. Vedrai quanto è efficace quella preghiera. Recitala a voce alta, con autorità. Buttala addosso al posseduto. Ne vedrai gli effetti». (...) Il posseduto continua a urlare. Adesso il suo lamento è un ululato che sembra venire dalle viscere della terra. Insisto. «Esorcizzo te, immondissimo spirito, ogni irruzione del nemico, ogni legione diabolica, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, di sradicarti e fuggire da questa creatura di Dio».

Grida spaventose
L’urlo diviene ululato. E diviene sempre più forte. Sembra infinito. «Ascolta bene e trema, o Satana, nemico della fede, avversario degli uomini, causa della morte, ladro della vita, avversario della giustizia, radice dei mali, fomite dei vizi, seduttore degli uomini, ingannatore dei popoli, incitatore dell’invidia, origine dell’avarizia, causa della discordia, suscitatore delle sofferenze». Gli occhi gli vanno all’indietro. La testa penzola dietro lo schienale della sedia. L’urlo continua altissimo e spaventoso. Padre Massimiliano cerca di tenerlo fermo mentre il traduttore arretra spaventato di qualche passo. Gli faccio segno di indietreggiare ulteriormente. Satana si sta scatenando. «Perché stai lì e resisti, mentre sai che Cristo Signore ha distrutto i tuoi disegni? Temi colui che è stato immolato nella figura di Isacco, è stato venduto nella persona di Giuseppe, è stato ucciso nella figura dell’agnello, è stato crocifisso come uomo e poi ha trionfato sull’inferno. Vattene nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Il demonio sembra non cedere. Ma il suo grido ora si attenua. Adesso mi guarda. Un po’ di bava gli esce dalla bocca. Lo incalzo. So che devo costringerlo a svelarsi, a dirmi il suo nome. Se mi dice il suo nome è segno che è quasi sconfi tto. Svelandosi, infatti, lo costringo a giocare a carte scoperte. «E ora dimmi, spirito immondo, chi sei? Dimmi il tuo nome! Dimmi, nel nome di Gesù Cristo, il tuo nome!». È la prima volta che faccio un grosso esorcismo e, dunque, è la prima volta che chiedo a un demonio di rivelarmi il suo nome. La sua risposta mi raggela. «I’m Lucifer» dice con voce bassa e cadenzando lentamente tutte le sillabe. «Io sono Lucifero». Non devo cedere. Non devo arrendermi ora. Non devo mostrarmi spaventato. Devo continuare l’esorcismo con autorità. Sono io che conduco il gioco. Non lui.
«Impongo a te, serpente antico, nel nome del giudice dei vivi e dei morti, del tuo Creatore, del Creatore del mondo, di colui che ha il potere di precipitarti nella Geenna, affinché te ne vada via subito, con paura e insieme al tuo esercito furioso, da questo servo di Dio che ha fatto ricorso alla Chiesa. Lucifero, io ti impongo di nuovo, non in forza della mia debolezza, ma per la forza dello Spirito Santo, di uscire da questo servo di Dio, che Dio onnipotente ha creato a sua immagine. Cedi, dunque, cedi non a me ma al ministro di Cristo. Te lo impone il potere di colui che ti ha soggiogato con la sua croce. Trema di fronte alla forza di colui che, vinte le sofferenze infernali, ha ricondotto le anime alla luce».

Il posseduto torna a ululare. La testa buttata di nuovo dietro lo schienale della sedia. La schiena curva. È passata più di un’ora. Padre Candido mi ha sempre detto: «Finché hai energie e forze vai avanti. Non si deve cedere. Un esorcismo può durare anche un giorno. Cedi solo quando capisci che il tuo fisico non regge». Ripenso a tutte le parole che mi ha detto padre Candido. Vorrei tanto fosse qui vicino a me. Ma non c’è. Devo fare da solo. (...)

Non pensavo, prima d’iniziare, che potesse succedere. Ma d’un tratto ho la netta sensazione della presenza demoniaca davanti a me. Sento questo demonio che mi fissa. Mi scruta. Mi gira intorno. L’aria è diventata fredda. C’è un freddo terribile. Anche di questi sbalzi di temperatura mi aveva preavvertito padre Candido. Ma un conto è sentire parlare di certe cose. Un conto è provarle. Cerco di concentrarmi. Chiudo gli occhi e a memoria continuo la mia supplica. «Esci, dunque, ribelle. Esci seduttore, pieno di ogni frode e falsità, nemico della virtù, persecutore degli innocenti. Lascia il posto a Cristo, in cui non c’è niente delle tue opere (...)».

È a questo punto che accade un fatto inaspettato. Un fatto che non si ripeterà più nel corso della mia lunga «carriera» di esorcista. Il posseduto diventa un pezzo di legno. Le gambe stese in avanti. La testa allungata all’indietro. E inizia a levitare. Si alza in orizzontale di mezzo metro sopra lo schienale della sedia. Resta lì, immobile, per parecchi minuti sospeso nell’aria. Padre Massimiliano arretra. Io resto al mio posto. Il crocifisso ben stretto nella mano destra. Il rituale nell’altra. Mi ricordo della stola. La prendo e lascio che un lembo tocchi il corpo del posseduto. Questi è ancora immobile. Rigido. Zitto. Provo ad affondare un altro colpo. «(...) Mentre puoi ingannare l’uomo, non puoi irriderti di Dio. Ti caccia via lui, ai cui occhi niente è nascosto. Ti espelle lui, alla cui forza tutte le cose sono soggette. Ti esclude lui, che ha preparato per te e per i tuoi angeli il fuoco eterno. Dalla sua bocca esce una spada tagliente: lui che verrà a giudicare i vivi e i morti, e i tempi per mezzo del fuoco. Amen».

Infine, la liberazione
Un tonfo accoglie il mio Amen. Il posseduto si affloscia sulla sedia. Farfuglia parole che fatico a comprendere. Poi dice in inglese: «Uscirò il 21 giugno alle ore 15. Uscirò il 21 giugno alle ore 15». Quindi mi guarda. Adesso i suoi occhi non sono altro che gli occhi di un povero contadino. Sono pieni di lacrime. Capisco che è tornato in sé. Lo abbraccio. E gli dico: «Finirà presto». Decido di ripetere l’esorcismo tutte le settimane. Tutte le volte si ripete la stessa scena. La settimana del 21 giugno lo lascio libero. Non voglio interferire con il giorno in cui Lucifer ha detto che sarebbe uscito. So che non devo fi darmi. Ma a volte il diavolo non è in grado di mentire. La settimana successiva a quella del 21 giugno lo riconvoco. Arriva come sempre accompagnato da padre Massimiliano e dal traduttore. Sembra sereno. Inizio a esorcizzarlo. Nessuna reazione. Resta calmo, lucido, tranquillo. Gli spruzzo un po’ d’acqua benedetta addosso. Nessuna reazione. Gli chiedo di recitare con me l’Ave Maria. La recita tutta senza dare in escandescenze. Gli chiedo di raccontarmi cosa è successo il giorno in cui Lucifer ha detto che se ne sarebbe andato via da lui. Mi dice: «Come tutti i giorni sono andato a lavorare da solo nei campi. Nel primo pomeriggio ho deciso di fare un giro con il trattore. Alle 15 mi è venuto da urlare fortissimo. Credo di aver fatto un urlo terrificante. Alla fine dell’urlo mi sentivo libero. Non so spiegarlo. Ero libero». Non mi capiterà più un caso simile. Non sarò mai più così fortunato, liberare un posseduto in così poche sedute, in soli cinque mesi, un miracolo.
di Padre Gabriele Amorth*(scritto con Paolo Rodari)

martedì 31 gennaio 2012

La secolarizzazione e l'erosione continua del Cattolicesimo


Da: Miliziasantiarcangeli.org
La secolarizzazione è un fenomeno assai complesso, essendo numerose le maniere nelle quali si esprime e molte le cause che l’hanno prodotta. Qui la consideriamo più nell’accezione, negativa, di secolarismo. Quanto alle forme, la più comune è la mancanza di interesse per tutto ciò che riguarda la religione cristiana. Non si tratta di avversione e tanto meno di odio nei riguardi del cristianesimo, ma semplicemente del fatto che, agli occhi di molte persone, il cristianesimo non ha alcuna importanza, e dunque se ne può fare a meno. Tali persone non sono “contro- Dio” (anti-teiste), ma “senza-Dio” (a-tee). Nella loro vita non c’è posto per Dio e per la religione. Ci sono nella vita problemi ben più importanti e vitali della religione o di una presunta salvezza dell’anima nell’al di là! E’ l’atteggiamento dell’ “indifferenza religiosa”, che non intende combattere  la religione, salvo quando riguarda che sia la religione a pretendere di imporre le proprie leggi e le proprie regole, limitando la libertà delle ... 
...  persone che non vi aderiscono.
La seconda forma di secolarizzazione si basa sulla non-necessità di Dio e della religione. Certamente esistono gravi e difficili problemi: ma l’uomo è capace di risolverli con il progresso scientifico, che non conosce soste e che promette di risolvere anche i problemi che oggi paiono irresolubili.
La religione per i secolaristi non solo non aiuta la loro soluzione, ma è di ostacolo con la sua pretesa di imporre alla scienza le sue leggi morali fondate su Dio e sulla natura.
Tali leggi forse avevano un senso o una utilità quando l’umanità era ancora in uno stadio infantile e quindi potevano aiutarla a progredire; ma oggi ostacolano il progresso umano.
Così oggi la religione, in primo luogo il cristianesimo, va rigettate non perché sia falsa – non è in questione oggi la verità o la falsità della religione -, ma perché ostacola il progresso scientifico e attenta alla libertà umana si pensi ad esempio l’opposizione della Chiesa Cattolica ai matrimoni degli omosessuali. La terza forma di secolarizzazione è il vivere “come se Dio non esistesse”.
Dio, la sua Parola, le sue leggi non entrano nella trama della vita: non è né accettato, né respinto.
E’ semplicemente assente, fino al punto che la sua assenza non è neppure avvertita e, quel che più conta, tale inavvertenza non costituisce un problema di cui valga la pena preoccuparsi. Infine, la secolarizzazione ha invertito la stessa pratica religiosa: basti pensare a come il conferimento del Battesimo e del Matrimonio tendono a diventare occasioni di feste familiari dispendiose.
Basti pensare al fatto che la Prima Comunione rischia di essere l’ultima e la Cresima rischia di essere il segno dell’abbandono della pratica cristiana per la stragrande maggioranza degli adolescenti che la ricevono.
Quanto ai funerali cristiani, sempre di più corrono il rischio  di diventare riti civili, intesi a celebrare personaggi famosi, gente di eroismo o una vita buona, ma nei quali è poco presente ogni idea che richiami la vita eterna con Gesù, il Signore risorto, tanto che a tali cerimonie vengono ammesse anche persone notoriamente non credenti e antireligiose.
Tra le celebrazioni cristiane, la sorte peggiore è toccata al Natale, divenuto, per molti, la festa di Babbo Natale che porta doni ai bambini, simboleggiata non più dal Presepe (anche se questo ancora si mantiene), ma dall’Albero.
In tal modo il Natale tende a divenire sempre più una festa laica, e le spese che essa comporta sono in contrasto con la povertà di Betlemme e con le condizioni di povertà in cui vivono coloro per i quali Gesù – in primo luogo – è nato, i poveri e gli emarginati.
Don Marcello Stanzione

Non dimentichiamo, infine, che le profezie sono condizionate dalla risposta umana:


Dal Libro di Giona
Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Alzati, va' a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine del re e dei suoi grandi: «Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?». Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Ancora messaggi della Vergine in Brasile..

3.600 - 24 gennaio 2012 
Cari figli, dite il vostro sì alla chiamata del Signore. Voi state nel mondo, ma appartenete al Signore. Aprite i vostri cuori e servite il Signore con gioia. Vi chiedo di essere uomini e donne di preghiera. Nulla è perduto. Giorni di gioia verranno per gli eletti di Dio. Segni straordinari saranno visti in tutta la Terra e coloro che sono lontani da Dio torneranno. Date il meglio di voi nella missione che vi è stata affidata. Il Signore vi ha scelti e confida in voi. Avanti senza paura. Coloro che stanno a Enzkreis chiederanno aiuto e i miei poveri figli berranno il calice amaro del dolore. Io sono vostra Madre e so cosa vi attende. Non tiratevi indietro. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

3.599 - 22 gennaio 2012 
Cari figli, avanti senza paura. Riponete la vostra fiducia in Gesù e tutto finirà bene per voi. Quando sentite il peso delle vostre difficoltà, chiamate Gesù. Egli è il vostro Tutto e solo in Lui è la vostra vittoria. Sono felice che siate qui. Supplicherò il mio Gesù per voi. Abbiate fiducia, fede e speranza. Vi chiedo di mantenere accesa la fiamma della vostra fede. Ho bisogno della vostra sincera e coraggiosa testimonianza. Voi appartenete al Signore ed Egli si aspetta molti da voi. Un fatto doloroso accadrà a Brasilia e si ripeterà a Città del Capo. Pregate. Solo con la forza della preghiera potete sostenere il peso delle prove. Queenstown berrà il calice amaro del dolore e i miei poveri figli porteranno una croce pesante. Soffro per ciò che vi attende. Non state con le mani in mano. Non c’è vittoria senza croce. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 

3.598 - 21 gennaio 2012 
Cari figli, io sono al vostro fianco anche se non mi vedete. Non perdetevi d’animo. Chi sta con il Signore non sperimenterà mai il peso della sconfitta. Inginocchiatevi in preghiera, perché solo così potete ottenere la pace. Ecco il tempo delle grandi confusioni spirituali. Il demonio semina confusione tra di voi, ma la sua maschera cadrà e la verità regnerà nei cuori dei fedeli. State attenti. Vi chiedo di fare il bene a tutti. Riempitevi dell’amore del Signore, perché solo così sarete guariti spiritualmente. Io sono vostra Madre e supplicherò il mio Gesù in vostro favore. Coraggio. Affidate al mio Gesù la vostra esistenza. In Lui è la vostra speranza e salvezza. L’umanità si è allontanata dal Creatore e cammina verso un grande abisso. Al Bayda vivrà momenti di grande sofferenza e i miei poveri figli piangeranno e si lamenteranno. Convertitevi. Ecco il tempo opportuno per riconciliarvi con Dio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 

Tutti i messaggi della Vergine di Angueira del 2012


3.597 - 20 gennaio 2012 
Cari figli, ascoltate la voce di Dio e affidate a Lui la vostra esistenza. Allontanatevi da tutto ciò che offende il Signore e dite no ai progetti del demonio. Voi siete del Signore e solo Lui dovete seguire e servire. Chiudete i vostri orecchi alle canzoni che vi portano al peccato. State attenti. Le canzoni devono fare bene alle vostre anime e non allontanarvi dalla grazia. Dio è rattristato per l’umanità ed è arrivato il momento del grande ritorno. Io sono vostra Madre e voglio aiutarvi. Aprite i vostri cuori ai miei appelli e sarete condotti alla santità. Non temete. Il domani sarà migliore per gli uomini e le donne di fede. Agadez e Al-Hoseyma: la morte passerà e grande sarà la sofferenza per i miei poveri figli. Pregate, pregate, pregate. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 

3.596 - 17 gennaio 2012 
Cari figli, vi amo immensamente e so di cosa avete bisogno. Abbiate fiducia. Supplicherò mio Figlio Gesù per voi. Non perdetevi d’animo davanti alle vostre difficoltà. Voi state nel mondo, ma appartenete al Signore. Ho bisogno del vostro sì sincero e coraggioso. Date il meglio di voi nella missione che il Signore vi ha affidato. L’umanità è malata e ha bisogno di essere curata. Tornate a Gesù. Egli vi attende a braccia aperte. Ecco il tempo della vostra decisione. Non permettete che il demonio vi inganni. Accogliete il Vangelo e restate con la Chiesa. Avrete ancora lunghi anni di dure prove. Pregate. Coloro che stanno a Sousse chiederanno aiuto. Soffro per ciò che vi attende. Cercate forza in Gesù. Non tiratevi indietro. La vostra vittoria è nel Signore. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

3.595 - 14 gennaio 2012 
Cari figli, avanti con coraggio e gioia. Dio è al vostro fianco. Aprite i vostri cuori e accettate la volontà di Dio per le vostre vite. Allontanatevi definitivamente da ogni male e servite il Signore. In Lui è la vostra speranza e salvezza. Confidate in Lui, che vi ama e vi conosce per nome. Sono vostra Madre e soffro per ciò che vi attende. Un fatto doloroso accadrà nel Matabeleland Settentrionale (Zimbabwe) e si ripeterà a Salta. Inginocchiatevi in preghiera. Ecco il tempo delle grandi prove per i miei poveri figli. Coloro che stanno nel Matabeleland Meridionale vivranno momenti di grande afflizione. State attenti. Dio ha fretta. Non rimandate a domani quello che dovete fare. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 

3.594 - 12 gennaio 2012 
Cari figli, dite il vostro sì alla chiamata del Signore e siate fedeli al Vangelo del mio Gesù. Siate difensori della vostra fede, perché il Signore ha bisogno della vostra testimonianza. Non perdetevi d’animo. Ecco il tempo delle grandi confusioni spirituali. Abbracciate la verità e non permettete che le false ideologie vi allontanino dalla verità. Restate con la Chiesa. Sono vostra Madre Addolorata e so cosa vi attende. Un fatto doloroso accadrà a Bandung e si ripeterà in Cile. Inginocchiatevi in preghiera. Ripeto, pregate molto davanti alla croce supplicando la Misericordia di Gesù. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 

3.593 - 10 gennaio 2012 
Cari figli, Io vi amo come siete e voglio vedervi felici già qui sulla Terra e più tardi con me in Cielo. Non tiratevi indietro. Ho bisogno del vostro sì sincero e coraggioso. Voi appartenete al Signore ed Egli si aspetta molto da voi. Inginocchiatevi in preghiera. L’umanità si è allontanata dal Creatore e i miei poveri figli camminano come ciechi alla guida di altri ciechi. Pentitevi e servite il Signore. Voi state nel mondo, ma non siete del mondo. Avrete ancora lunghi anni di dure prove. Coloro che stanno a Fongafale chiederanno aiuto e i miei poveri figli porteranno una croce pesante. Pregate, pregate, pregate. Accogliete il Vangelo di mio Figlio Gesù. Ascoltate i miei appelli, perché voglio condurvi a Colui che è la vostra Via, Verità e Vita. Non perdetevi d’animo. Io starò molto vicina a voi. Qualunque cosa accada, non permettete che la fiamma della fede si spenga dentro di voi. Coraggio. Nulla è perduto. Confidate in Gesù e sarete vittoriosi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

3.592 - 7 gennaio 2012 
Cari figli, abbiate coraggio. Io sarò sempre al vostro fianco. Date il meglio di voi nella missione che il Signore vi ha affidato e sarete vittoriosi. Conosco le vostre necessità e supplicherò il mio Gesù per voi. Aprite le porte a Cristo e lasciate che abiti in voi. Voi appartenete al Signore ed Egli vi ama. Pregate molto davanti alla croce. L’umanità si è contaminata con il peccato e i miei poveri figli camminano come ciechi alla guida di altri ciechi. Fate la volontà del Signore. Il grande peccato dell’umanità è valorizzare la creatura più del Creatore. Pentitevi e servite il Signore. Pangai chiederà aiuto e grande sarà la sofferenza per i miei poveri figli. La sofferenza arriverà ad Acri (Israele) attraverso l’acqua. Soffro per ciò che vi attende. Inginocchiatevi in preghiera. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

3.591 - 3 gennaio 2012 
Cari figli, inginocchiatevi in preghiera. Confidate in Gesù e tutto finirà bene. Vi chiedo di mantenere accesa la fiamma della vostra fede e di cercare di testimoniare ovunque l’amore di Dio. Camminate verso un futuro di grandi prove. Vivete rivolti al Paradiso, per il quale unicamente siete stati creati. Io sono vostra Madre e voglio portarvi a mio Figlio Gesù. Siate docili. Qualunque cosa accada, non perdete la vostra speranza. Same vivrà l’angoscia di un condannato e il dolore sarà grande per i miei poveri figli. Soffro per ciò che vi attende. Non perdetevi d’animo. Chi sta con il Signore vincerà. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
3.590 - 1 gennaio 2012  
Cari figli, avrete ancora lunghi anni di dure prove. Solo in Gesù troverete la forza per sopportare il peso della croce che verrà. Non perdete la vostra speranza. Dio è molto vicino a voi. Tornate a Lui, che vi ama e vi conosce per nome. Sono la Regina della Pace e sono venuta dal Cielo per portarvi la pace. Riempitevi di coraggio, fede e speranza. Nulla è perduto. Voglio dirvi che siete importanti per la realizzazione dei miei piani. Aprite i vostri cuori. Inginocchiatevi in preghiera. La vostra nazione (Brasile) berrà il calice amaro della sofferenza. Soffro per ciò che vi attende. Siate fedeli. Giorni di tenebre verranno per la Chiesa. Il Santo Padre berrà il calice amaro del dolore. Ecco il tempo del calvario per la Chiesa. Non tiratevi indietro. Qualunque cosa accada, restate con Gesù. Coraggio. Io supplicherò mio Figlio Gesù per ciascuno di voi. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace. 

Messaggio del Signore...


13.01.2011 Lʼamore guarisce
Piccola anima, piccola figlia della Luce, tanto assetata delle mie Parole, ti sei
forse chiesta perché i Messaggi che dono, tramite questo mio strumento,
sono colmi di Tenerezza Divina? Ti sei chiesta come mai anche i rimproveri,
che a volte sono espressi, sono avvolti in un manto di Misericordia e di
Dolcezza che, facilmente fanno arrossire?
Ogni mio strumento, che scrive le mie Parole, ha delle caratteristiche
specifiche, in relazione alla missione particolare, che le è stata affidata. Lo
stesso si può dire per coloro che sono chiamati a leggere. Per questo motivo,
Io stesso dispongo, affinchè le mie Parole raggiungono sempre coloro ai
quali sono rivolte. Tu che mi leggi, non mi stai leggendo per caso, ma perché
hai accolto un mio preciso invito, e questo mio Messaggio è indirizzato a te
personalmente, e non solo questo, ma anche tutti quelli che lo precedono.
Questi Messaggi sono per anime semplici e delicate, che si lasciano
umilmente guidare nel cammino di infanzia spirituale. Io le guido verso il
centro del loro cuore, dove la Santissima Trinità ha posto la sua Dimora, e
cammin facendo la mia Parola libera dal male, guarisce le ferite, rinnova
nellʼAmore.
Lʼamore guarisce e, quando si rende necessario un rimprovero, deve essere
traboccante dʼamore, perché sia di aiuto. Così faccio Io e, ugualmente, faʼ
anche tu, che cerchi di praticare la carità come Io desidero e chiedo a tutti
coloro che vogliono seguirmi. Cerca di incoraggiare i deboli, di sostenere i
vacillanti, di alimentare ogni buona speranza, esortando alla fede in Dio,
amante della vita e della gioia di tutti i suoi figli. Ricevi il mio Amore
gratuitamente e gratuitamente donalo ai fratelli.
Lʼamore guarisce. Di questo devi renderti conto ogniqualvolta desideri la
guarigione di anima o corpo, o entrambi, per te e per coloro che ami.
LʼAmore sono Io ed Io sono con te ogni giorno, fino alla fine del mondo.
Anima mia, sai bene dove trovarmi: nella Scrittura, nei Sacramenti, nella
preghiera, nei fratelli, in te stessa, negli eventi….
Lasciati amare da Me e dona lʼAmore che ricevi.
Lʼamore guarisce. Le mancanze di amore, invece, presto o tardi sfociano in
malattie.
Eʼ una grande responsabilità per tutti, e specialmente per i genitori, che
hanno tanto potere sui loro figli. Se sorgono delle malattie considera che cʼè
bisogno sia di cure mediche, sia di un supplemento di amore, perché la
malattia stessa è sintomo di un disordine, di una carenza dʼamore. La
famiglia, intesa come chiesa domestica, dovrebbe essere attenta ai bisogni
di ogni singolo componente, e dovrebbe essere vigilante e attiva nella
preghiera e nella carità. Se così fosse, Io ti dico che molte malattie non ci
sarebbero e altre guarirebbero speditamente senza complicazioni. Lʼamore
della mamma può molto per la salute dei figli: la sua tenerezza li fortifica non
solo spiritualmente, ma anche fisicamente, perché il corpo è unito allʼanima.
Ugualmente lʼamore dello sposo per la sposa, e viceversa, aiutano a
conservare la salute di anima e corpo di entrambi.
Lʼamore guarisce, rende più efficace ogni terapia e riesce ad ovviare anche
quando le terapie non sono appropriate. Prega per la santità di tutti, per la
guarigione di tutti, e specialmente per la santità dei medici, perché possano
glorificare Dio con la loro professione e dare il massimo beneficio ai loro
assistiti, lavorando in unione con Dio.
Prega per la Chiesa, per la santità dei miei ministri e di tutti i consacrati,
perché lavorino con profitto per la salute delle anime. Prega per tutti i
cristiani, perché siano miei testimoni, luce del mondo e sale della terra.
Ogni credente, che vive in stato di grazia e prega il Buon Dio per la
guarigione dei fratelli, contribuisce effettivamente alla guarigione, nella
misura in cui ama. Il tuo amore contribuisce alla guarigione del prossimo, ma
è anche necessario per la tua guarigione personale. Per questo Io ti ricordo
di amare anche te stessa, con amore puro, come Dio stesso ti ama.
Dio è Amore che guarisce e anche tu, figlia mia diletta, che mi stai leggendo,
sei strumento di guarigione. Quanti miracoli avvengono, senza fare rumore,
nel dipanarsi del tempo, nel nascondimento delle case e
nellʼinconsapevolezza di molti cuori. Se tu potessi vederli, ne gioirebbe il tuo
cuore. Mi sono servito anche di te, e sempre più voglio servirmi di te, se
anche tu lo vuoi.
Ama e contribuisci consapevolmente alla mia Opera di Liberazione e
Guarigione delle anime.
Io sono Dio, Medico e Medicina, e tu sei chiamata lavorare con Me, come
collaboratrice. Il mondo soffre e le malattie, di anima e corpo, aumentano a
dismisura, perché la mancanza dʼamore si fa ogni giorno più grave e
lacerante. Anche la natura si ribella, sempre più vistosamente, al disordine
che si è verificato, come conseguenza del cattivo uso della libertà umana.
La violenza che si moltiplica è sintomo di mancanza dʼamore e i violenti
lanciano il loro grido disperato, perché la loro anima sta per soccombere, sta
per morire dʼinedia dʼamore. Sono vittime che, a loro volta, fanno altre
vittime, e la catena del male può essere spezzata solo con lʼamore. Lʼamore
serve a tutto. Supera te stessa e segui Me.
Abbi compassione dei peccatori, sii solidale con loro. Impara da Me che non
sono venuto per giudicare, ma per salvare. Aiutami a trasformare il male in
bene: a questo sei chiamata, perché la tua vocazione è lʼamore e in esso
troverai la gioia piena.
Così il tuo sguardo verso i peccatori non sia di sdegno, di collera e di giudizio
negativo. No, se fai così sei come quelli che non conoscono Dio. Tu, invece,
hai gustato quanto è Buono il Signore, come abbonda in Misericordia verso
tutti e, specialmente, verso i più bisognosi.
Per rinnovare il mondo ho bisogno del tuo cuore, del tuo amore, della tua
compassione e della tua offerta, perché Io possa agire pienamente in te e
con te.
Ricordati di non amare soltanto quelli che ti amano, ma ama tutti senza fare
differenze, per essere figlia di Dio, che si compiace di donare il suo Amore
senza misura a tutti.
Cerca la conversione del cuore per vivere stabilmente nel mio Amore, che
sempre si dona senza pretese. Io ti dico che gradisco le tue preghiere e che
sono tanto più efficaci quanto più sono accompagnate dalla conversione del
cuore, dalla ricerca di seguire il tuo Maestro, che non venne e non viene per i
giusti, ma per i peccatori.
Accetta, umilmente, lʼinvito a collaborare con Me in un Piano Universale di
salvezza, poiché Io ho stima di te e ti ho scelta, perché portasti i frutti del mio
Amore alle genti. Ti ho scelta perché ti amo e ti amo perché sono lʼAmore. Tu
sei miseria e Io sono Misericordia.
Prega con amore, lavora con amore, vivi amando anche le contrarietà, che
pongo sul tuo cammino. Realizza la tua vocazione allʼamore nello stato in cui
ti trovi e sarai beata.
Prendi come Modello la Vergine Maria, la Madre Santissima, che visse
amando e santificando anche i più piccoli atti della quotidianità. Non cercare
cose straordinarie,ma rendi straordinario, con lʼamore, tutto ciò che vivi. Puoi
farlo perché Io sono con te, sono il tuo Dio e il tuo Maestro.
Mia piccola figlia della Luce, anima dolce e delicata, rimani nel mio Amore,
che libera e guarisce, e diffondi la mia Luce ovunque tu vada, ma
specialmente nella tua famiglia.
Perdona, perdona, perdona e rendi grazie a Dio che, dalle tenebre, ti ha
chiamata alla sua Ammirabile Luce.
Lʼamore guarisce, non dimenticarlo.
Ti amo teneramente,
Gesù, Medico e Medicina.
http://www.messaggi-cristiani.it/Rivelazioni/Messaggi_2011/13gen11.htm