lunedì 19 settembre 2011

Cammino di fede

Aspettavamo, io e mio marito, quasi che da un momento all’altro potessimo sentire lo scalpiccio degli zoccoli di cavalli davanti al portone di quella magione, il rumore di armature sovrastata da una croce rossa riportata su una veste bianca di lana, lavorata a mano. Come un ulteriore scudo a difesa sia del corpo ma più che altro dello spirito. Guardavamo in giro per scorgere ancora dei pellegrini addormentati su dei pagliericci o raccolti in preghiera nella penombra di quella chiesetta con ancora l’altare riposto nell’abside con accanto la candela rossa che indica la presenza del Santissimo. Di tutto questo non è rimasto niente. Niente antichi cavalieri né pellegrini in saio. Ma delle pareti riportare al loro antico splendore dal lavoro di maestranze abili ed esperti , testimoni di un passato di umiltà, di fede, di essenzialità, quello sì. Un cartello turistico indica quello che ci aspetta: il Castello della Magione di San Giovanni a Poggibonsi.  Una Madonnina esposta in un piccolo tabernacolo ci accoglie. Dicono che è una effigie miracolosa. E noi con fede la salutiamo. Poi sulla destra, ecco il fabbricato. La chiesetta, piccola, calda, accogliente dell’XI sec. si apre a noi due turisti per caso questa volta che siamo partiti questa domenica senza una meta precisa invogliati da un sito Internet che ci parlava della tradizione cattolica dell’antico rito tridentino. In effetti ogni domenica mattina proprio in questa chiesetta grazie alla disponibilità di alcuni giovani che hanno ridato vita alla Milizia del Tempio Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo si celebra la Santa Messa in rito Tridentino, ossia in latino accompagnata da canti gregoriani. Una delizia che risuona tra quelle pareti, un eco speciale che sa di antico ma anche di necessità di un ritorno all’universalità della chiesa ma anche di bisogno , di riscoperta di una fede semplice, rafforzata da una celebrazione sentita e profonda. Rileggendo l’Ordo Missae, si ha la sensazione che il Concilio abbia tarpato le ali a preghiere profonde, in cui Dio, la Maestà suprema, è rispettato, cercato, e  in cui la sua creatura necessita ed invoca la sua presenza, la sua misericordia ma anche la sua forza nell’oscuro mare della vita. Il Confiter, o l’atto penitenziale iniziale è maestoso, il sacerdote chiede perdono per sé mentre l’assemblea prega per lui, perché possa degnamente celebrare la Santa Messa ma contemporaneamente mentre si chiede perdono per i propri peccati si chiede anche l’intercessione dei Santi e della Vergine Santissima. Splendido , maestoso è l’offertorio, ridotto nella Messa conciliare a tre parole o a canti arrangiati da cantori improvvisati. Sembra quasi che chi contesta la Santa Messa tridentina, non sappia di cosa si stia parlando. Siamo arrivati al punto che quando entri in una chiesa non solo non sai chi è il prete ma speri di riuscire a partecipare ad una Santa Messa degna di questo nome, di trovare l’altare con il Santissimo, di non essere assordato da chitarre e voci strepitanti, che il prete di turno non si metta a parlare di referendum o di escort. Non hai più certezze, tutto è affidato a laici o a sacerdoti fantasiosi che non si pongono davanti a Dio ma si affidano alla propria creatività per una Messa che sembra quasi perdere di vista la ragione per cui è celebrata:il Santo Sacrificio davanti al Re dell’Universo che ormai sembra essere diventato l’ultimo dei problemi. Tornando a noi, ieri a Poggibonsi, abbiamo attraversato il tempo, per arrivare al Signore che ieri siamo certi ci stava aspettando in quella chiesetta. Un giovane ci ha accompagnato  mostrandoci i locali dell’antico ospizio recuperato dall’ignoranza e dal degrado da S.E. il Conte dom. Marcello A. Cristofani (attuale Gran Mestro) che lo ha donato alla Milizia del Tempio che lo ha restaurato, ripristinato , trasformandolo in un santo luogo di incontro e di preghiera. Al momento di andare, ci siamo sentiti come se fossimo usciti da una bolla del tempo e un po’ del nostro cuore è rimasto lì, davanti a quell’altare. Stamani la nostra lode  del mattino è stata rivolta come al solito al Signore soprattutto per averci guidato nella prima domenica di autunno, al portone di quel Castello, in un appassionante viaggio nel tempo, alla riscoperta delle nostre radici delle nostre tradizioni che non possono e non devono essere abbandonate.
Un ringraziamento anche a tutti coloro che hanno reso possibile questo sogno. 

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