Estratto da
Santo Rosario
meditato
di Padre Giulio Maria Scozzaro
La meditazione dei misteri
La vera anima del Rosario è la
meditazione dei misteri. Con la pratica costante della meditazione dei misteri
in ogni Corona del Rosario, si passa da questo momento di meditazione con
facilità, per poi elevarsi alla vera contemplazione.
Il Rosario non accompagnato dalla
contemplazione dei misteri, diventa meccanico, svuotato del motivo insito della
sua efficacia. Ogni preghiera diventa meccanica, se manca l’amore, la
partecipazione. È vero che il Rosario corre meno pericoli di diventare preghiera
meccanica, perché ogni mistero stimola la riflessione, apre panorami bellissimi
di vita divina, che ci riempiono di gioia e aiutano la contemplazione. Con la
contemplazione dei misteri, il Rosario diventa la preghiera più contemplativa di
tutte.
Per questo il Rosario è scuola di
contemplazione; innalza a poco a poco al di sopra della preghiera vocale e della
meditazione ragionata.
La meditazione dei misteri del
Rosario, ci conduce alla meditazione del Mistero di Gesù Cristo. La moltitudine
dei misteri storici della vita di Gesù, ci aiuta a fissare lo sguardo sul
Mistero della Persona di Gesù. La vita di Gesù è un Rosario vivente, noi in ogni
decina ci soffermiamo su un momento particolare del periodo della
Redenzione.
I misteri vengono enunciati per
riflettere sulla vita di Gesù e di Maria. In qualche modo sono collegati anche
alla storia personale di ognuno di noi.
Tutti siamo coinvolti in questa
salvezza che Gesù, Figlio di Maria, ha introdotto nel mondo. Meditando i 20
misteri io mi pongo dinanzi alla vita di Gesù e la sua vita diventa per me lo
specchio della mia vita. Solo facendo come ha fatto Lui, il suo Spirito opererà
intensamente in me.
Meditare i misteri prima di
iniziare la decina è vantaggioso, perché si può fare il proposito di vivere
quanto meditiamo, di praticare la virtù che ci viene indicata dal mistero che si
medita. Non bisogna iniziare subito la decina dopo avere enunciato il mistero,
ma dopo averlo enunciato, bisogna fermarsi qualche istante per assimilare quel
momento redentivo, per inserire nella tua vita quello che si medita, quello che
Gesù e la
Madonna hanno già praticato.
Bisogna soffermarsi brevemente sul
mistero prima e dopo ogni decina.
San Luigi di Montfort fa notare
l’importanza di formulare delle richieste corrispondenti al mistero che
recitiamo, assecondando il desiderio della Madonna, di concederci Grazia su
Grazia attraverso il Rosario.
Meditando i misteri si acquista
l’unione intima con Dio, che conduce alla contemplazione.
Sempre San Luigi scrive: “Per i quindici gradini di questa scuola
(oggi sono diventati venti) ti riuscirà di salire di virtù in virtù, di
chiarezza in chiarezza e giungerai facilmente, senza illusioni, fino alla
pienezza dell’età di Cristo”.
Scrive il Papa nella Lettera
Apostolica “Rosarium Virginis
Mariae”: “L’ascolto e la meditazione
si nutrono di silenzio. È opportuno che, dopo l’enunciazione del mistero e la
proclamazione della Parola, per un congruo periodo di tempo ci si fermi a
fissare lo sguardo sul mistero meditato, prima di iniziare la preghiera vocale.
La riscoperta del valore del silenzio è uno dei segreti per la pratica della
contemplazione e della meditazione. Tra i limiti di una società fortemente
tecnologizzata e mass-mediatica, c’è anche il fatto che il silenzio diventa
sempre più difficile. Come nella Liturgia sono raccomandati momenti di silenzio,
anche nella recita del Rosario una breve pausa è opportuna dopo l’ascolto della
Parola di Dio, mentre l’animo si fissa sul contenuto di un determinato
mistero” (RVM 31).
Possiamo affermare che il Rosario
è preghiera perfetta, preghiera mentale e vocale, per la contemplazione. La
preghiera senza la meditazione può divenire meccanica e può anche essere noiosa;
se invece è accompagnata dalla meditazione, ottiene la Grazia della
contemplazione.
“La preghiera del Rosario rivoluzionerà il mondo intero:
rivoluzione di benessere e di pace. Propone per la meditazione dei misteri un
nuovo punto di vista; il Rosario del mondo missionario. Ognuna delle cinque
decine è di color diverso: rappresentano i cinque Continenti nella visione
missionaria”, scriveva il Vescovo
Fulton Sheen.
“Camminiamo sui due piedi della contemplazione e della
preghiera -scrive San Bernardo-. La meditazione insegna ciò che ci manca,
la preghiera ci ottiene ciò che non ci manchi. La prima ci indica la strada,
l’altra ci guida. Con la meditazione conosciamo i pericoli che incombono su di
noi; per mezzo della preghiera li evitiamo con l’aiuto del
Signore”.
«La contemplazione -scrive Paolo VI-
è elemento essenziale del Rosario. Senza di essa il Rosario è corpo senza anima
e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di
contraddire all’ammonimento di Gesù: “Quando pregate non sprecate parole come i
pagani, che credono di essere esauditi a forza di parole. Non siate come loro”
(Mt 6,7).
Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo
tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la
meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di
Colei che al Signore fu più vicina e ne dischiudano le insondabili
ricchezze» (Marialis Cultus, n.
47).
Meditare i misteri, è uno sguardo
amoroso a quel momento della vita di Gesù o di Maria che si medita. Sguardo
amoroso è come quello di una mamma, che non si stanca di contemplare in silenzio
il suo bambino.
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