|
|
di Antonio Borrelli
Quante e quante volte i nostri
occhi si sono posati su un Crocifisso o una semplice Croce, in questo mondo
distratto, superattivo, superficiale?
Quante volte entrando in una
Chiesa o passando davanti a delle edicole religiose agli angoli delle strade,
sui sentieri di campagna o di montagna, o mettendola al collo sia per devozione,
sia per moda, i nostri occhi hanno visto la Croce ; quante volte sin da bambini ci siamo
segnati con il segno della Croce, recitando una preghiera o guardando il
Crocifisso appeso alla parete della nostra stanza da letto, iniziando e
terminando così la nostra giornata.
Così presente nella nostra vita e
pur tante volte ignorata e guardata senza che ci dica niente, con occhio
distratto e abituato; eppure la
Croce è il supremo simbolo della sofferenza e della morte di
Gesù, vero Dio e vero uomo, che con il Suo sacrificio ci ha
riscattato dalla morte del peccato, indicandoci la vera Vita che passa
attraverso la sofferenza.
Gesù stesso con le Sue parabole
insegnò che il seme va sotterrato, marcisce e muore, per dare nuova vita alla
pianta che da lui nascerà.
In tutta la vicenda umana e
storica di Gesù, la “Passione”
culminata nel Venerdì Santo, designa da sempre l’insieme degli avvenimenti
dolorosi che lo colpirono fino alla morte in Croce. E questo insieme di atti
progressivi e dolorosi prese il nome di “Via Crucis” (pratica extraliturgica,
introdotta in Europa dal domenicano Beato Alvaro, (†1402), e dopo di lui dai
Frati Minori Francescani); che la Chiesa Cattolica , ricorda in ogni suo tempio con
le 14 “Stazioni”; quadretti attaccati
alle pareti, oppure lungo i crinali delle colline dove sorgono Santuari, meta di
pellegrinaggi; con edicole, gruppi statuari o cappelle, che invitano alla
meditazione e penitenza; in ognuna di queste “Stazioni” sono raffigurati con varie
espressioni artistiche, momenti della dolorosa “Via Crucis” e Passione di Gesù;
espressione di alta simbologia ed arte, sono ad esempio i Sacri Monti come
quelli di Varallo e di Varese, e i celebri Calvari bretoni.
La “Passione” di Gesù cominciò dopo
l’Ultima Cena tenuta con gli Apostoli, dove Egli diede all’umanità il dono più
grande che si potesse: sé stesso nel Sacramento dell’Eucaristia, inoltre
l’istituzione del Sacerdozio cristiano e la grande lezione di umiltà e di amore
verso il prossimo con la lavanda dei piedi dei Dodici Apostoli.
I Vangeli raccontano gli
avvenimenti in modo abbastanza preciso e concorde; nella primavera dell’anno 30,
Gesù discese con i suoi discepoli dalla Galilea a Gerusalemme, in occasione
della Pasqua ebraica, l’annuale “memoriale” della prodigiosa liberazione
del popolo ebreo dall’Egitto.
Qui tenne l’Ultima Cena, dove di
fatto fu sostituito il vecchio “memoriale” con il nuovo, da rinnovare
nel tempo fino al suo ritorno: “Questo è
il mio Corpo, che è dato per voi”; “Questo calice è la nuova alleanza nel mio
Sangue che viene versato per voi”; “Fate questo in memoria di Me!”.
Nella “redenzione dal peccato” si deve
ricercare in buona parte, il senso della “Passione” di Cristo e di questo
trattano i racconti evangelici, nel susseguirsi degli avvenimenti che seguirono
l’Ultima Cena; è bene ricordare che lo stesso Gesù preannunziò ciò che sarebbe
accaduto ai suoi discepoli per ben tre volte, preparandoli al suo destino di
sofferenze e di gloria; in particolare la terza volta (Luca 18, 31-33).
Ma il suo Sacrificio, è presentato
nei Vangeli anche come l’attuazione della parola dei profeti, contenuta nelle
Scritture e si delinea una grande verità, consegnandosi mite e benevole nelle
mani di uomini che faranno di Lui quello che vorranno, l’“Agnello di Dio” ha preso su di sé e ha
‘tolto’ il peccato del mondo
(Giovanni 1,29).
Per questo si nota che nel
racconto evangelico della Passione, ogni atto è presentato come malvagio,
ingiusto e crudele; anche tutti coloro che intervengono nei confronti di Gesù
sono cattivi o peccatori, come una sequenza impressionante dei peccati degli
uomini contro di Lui.
È necessario che il male ed il
peccato si scateni contro Gesù, portandolo fino alla morte e dando la sensazione
di aver vinto il Bene; finché con la Sua Resurrezione
alla fine si vedrà che la vittoria finale sul male, è la sua.
La ‘Passione’ si svolge con una sequenza di
immagini drammatiche, prima di tutto il tradimento di Giuda, che lo vende e lo
denuncia con un bacio nel giardino posto al di là del torrente Cedron, dove si
era ritirato a pregare con i suoi discepoli, e dove Gesù, aveva avuto la visione
angosciante della prossima fine, sudando sangue e al punto di chiedere al Padre
di far passare, se era possibile, questo calice amaro di sofferenza, ma nel
contempo accettò di fare la
Sua volontà.
Segue l’arresto notturno da parte
dei soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei; Gesù
subisce l’interrogatorio di Anna, ex sommo sacerdote molto potente e suocero del
sommo sacerdote in carica Caifa; poi il giudizio del Sinedrio giudaico
capeggiato da Caifa, che formula ad ogni costo un’accusa che consenta la sua
condanna a morte, che però per la legge vigente a Gerusalemme, non poteva essere
attuata dalle autorità ebraiche.
Nel contempo si concreta il
triplice rinnegamento del suo primo discepolo Pietro; poi Gesù viene condotto
dal governatore romano Ponzio Pilato, accusato di essersi proclamato re dei
Giudei, commettendo quindi un delitto di lesa maestà verso l’imperatore romano.
Nel confronto con Pilato, Gesù
afferma la sua Regalità; nonostante che non si ravvisa in Lui colpa alcuna,
l’attaccamento al potere, la colpevole viltà del governatore, non fanno prendere
una decisione a Pilato, che secondo il Vangelo di Luca (23,6) non volendo
pronunciarsi, lo manda dal re Erode, presente in quei giorni a Gerusalemme; il
quale dopo un’inutile interrogatorio e istigato dai sommi sacerdoti e scribi, lo
schernisce insultandolo, poi rivestito di una splendida veste lo rimanda da
Pilato.
Ancora una volta Pilato titubante
chiede al popolo che colpa ha quest’Uomo, perché lui non ne trova; alle grida di
condanna Lo fa flagellare, pensando che così si calmassero, ma questi gridarono
sempre più forte di crocifiggerlo; allora Pilato secondo le consuetudini locali,
potendo liberare un prigioniero in occasione della Pasqua, chiese al popolo se
intendevano scegliere fra Gesù e un ribelle prigioniero di nome Barabba, che
aveva molti morti sulla coscienza, ma anche in questa scelta il popolo si
espresse gridando a favore di Barabba.
Non potendo fare altro, il
governatore simbolicamente si lavò le mani e condannò a morte Gesù, tramite la
crocifissione, pena capitale praticata in quell’epoca e lo consegnò ai soldati.
I soldati con feroce astuzia,
posero sul capo di Gesù, schernendolo, una corona di spine pungenti e caricarono
sulle sue spalle, già straziate da una lacerante flagellazione, il “patibulum”, avviandosi verso la collina
del Golgota o Calvario, luogo dell’esecuzione.
La “Via Crucis” di Gesù presenta alcuni
incontri non tutti riportati concordemente dai quattro evangelisti, come
l’incontro con Simone di Cirene, obbligato dai soldati a portare la Croce di Gesù o a
condividerne il peso; l’incontro con le donne di Gerusalemme alle quali dice con
toni apocalittici di piangere su loro stesse; l’incontro con la Veronica , le cadute
sull’erta salita.
Arrivati sulla cima del Calvario,
viene dai soldati spogliato delle sue vesti, che vennero tirate a sorte fra gli
stessi soldati, poi crocifisso con chiodi alla Croce, tortura orribile e atroce,
che conduce Gesù alla morte dopo qualche ora, sempre fra insulti e offese, alla
fine invece di spezzargli le gambe per accelerarne la morte per soffocamento,
essendo già morto, la lancia di un centurione gli perforerà il costato per
accertarsene.
C’è ancora tutta una serie di
episodi che si verificano prima e dopo la sua morte, come il suicidio di Giuda,
lo scambio di parole con i due ladroni, crocifissi anche loro in
quell’occasione, lo squarcio del Velo del Tempio di Gerusalemme, il terremoto,
lo sconvolgimento degli elementi atmosferici, la presenza ai piedi della Croce
di Maria sua Madre, di Maria di Magdala (Maddalena), di Maria di Cleofa, madre
di Giacomo il Minore e Giuseppe, di Salome madre dei figli di Zebedeo e da
Giovanni il più giovane degli apostoli; l’affidamento reciproco fra Maria e
Giovanni; le sue ultime parole prima di morire.
La ‘Passione’ si conclude, dopo la
deposizione affrettata per l’approssimarsi della festività del sabato, con la
sepoltura del suo Corpo mortale in una tomba data da Giuseppe d’Arimatea, anche
lui diventato suo discepolo, avvolto in un candido lenzuolo e cosparso degli oli
e aromi usuali, poi la tomba scavata nella roccia, venne chiusa da una grossa
pietra.
In questo contesto finale
s’inserisce l’esistenza e la venerazione per la Sacra Sindone ,
conservata nel Duomo di Torino, prova tangibile dei patimenti e del metodo
crudele subito da Gesù per la crocifissione.
Dato il poco spazio disponibile,
si è dovuto necessariamente essere veloci nel descrivere praticamente la ‘Passione di Nostro Signore’, ma questo
storico evento lo si può meditare ampliamente, partecipando ai riti della
Settimana Santa, che da millenni la
Chiesa Cattolica celebra.
Aggiungiamo solo che Gesù ha
voluto con la sofferenza e la sua morte, prendere su di sé le sofferenze e i
dolori di ogni genere dell’umanità, quasi un “chiodo scaccia chiodo”; indicando nel
contempo che la sofferenza è un male necessario, perché iscritto nella storia di
ogni singolo uomo, come lo è la morte del corpo, come conseguenza del peccato,
ma essa può essere trasformata in una luce di speranza, di compartecipazione con
le sofferenze degli altri nostri fratelli, che condividono con noi, ognuno nella
sua breve o lunga vita terrena, il cammino verso la patria celeste.
Questo concetto e valorizzazione
del dolore fu nei millenni cristiani, ben compreso ed assimilato da tante anime
mistiche, al punto di non desiderare altro che condividere i dolori della ‘Passione’; ottenendo da Cristo di
portare nel loro corpo i segni visibili e tormentati di tanto dolore; come pure
per tanti ci fu il sacrificio della loro vita, seguendo l’esempio del Redentore,
per l’affermazione della loro Fede in Lui e nei suoi insegnamenti.
Ecco allora la schiera immensa dei
martiri che a partire sin dai primi giorni dopo la morte di Gesù e fino ai
nostri giorni, patirono e morirono violentemente, con metodi anche forse più
strazianti della crocifissione, come quello di essere dilaniati vivi dalle belve
feroci; bruciati vivi sui roghi; fatti a pezzi dai selvaggi nelle Missioni;
scorticati vivi, ecc.
Poi riferendoci a quando prima
accennato ai segni della ‘Passione’
sul proprio corpo, solo per citarne qualcuno: le Stimmate di S. Francesco di
Assisi, di S. Pio da Pietrelcina, la spina in fronte di S. Rita da Cascia, ecc.
La triste e dolorosa vicenda della
‘Passione’, ha ispirato da sempre la
pietà popolare a partecipare ai riti del Venerdì Santo, con manifestazioni di
grande suggestione e penitenza, con le processioni dei ‘Misteri’, grandi e piccole
raffigurazioni, con statue per lo più di cartapesta, dei vari episodi della ‘Via Crucis’, in particolare l’incontro
di Gesù che trasporta la croce con sua madre e le pie donne; oppure con Gesù
morto, condotto al sepolcro, seguito dall’effige della Vergine Addolorata.
In tutte le Chiese, a partire dal
Colosseo con il Papa, si svolgono le ‘Vie
Crucis’, anche per le strade dei Paesi e nei rioni delle città; in alcuni
casi per secolare tradizione esse sono svolte da fedeli con i costumi dell’epoca
e giungono fino ad una finta crocifissione; in altri casi da secoli si svolgono
cortei penitenziali di Confraternite con persone incappucciate o no, che si
flagellano o si pungono con oggetti acuminati e così insanguinati proseguono
nella processione penitenziale, come nella celebre penitenza di Guardia
Sanframondi.
Ci vorrebbe un libro per
descriverle tutte, ma non si può dimenticare di citare i riti barocchi del
Venerdì Santo di Siviglia.
Alla ‘Passione’ di Gesù è associata
l’immagine della Vergine Addolorata, che i più grandi artisti hanno
rappresentato insieme alla Crocifissione, ai piedi della Croce, o con Cristo
adagiato fra le sue braccia dopo la deposizione, come la celebre ‘Pietà’ di Michelangelo, il ‘Compianto sul Cristo morto’ di Giotto,
la ‘Crocifissione’ di Masaccio, per
citarne alcuni.
Il soggetto della ‘Passione’, ha continuato ad essere
rappresentato anche con le moderne tecnologie, le quali utilizzando attori
capaci, scenografie naturali e drammaticità delle espressioni dolorose; ha
portato ad un più vasto pubblico nazionale ed internazionale l’intera vicenda
terrena di Gesù.
È il caso soprattutto del cinema,
con tanti filmati di indubbio valore emotivo, come “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier
Paolo Pasolini; il “Gesù di Nazareth”
di Franco Zeffirelli, la serie di quelli storici e colossali, come “Il Re dei re”, “La tunica”, ecc. Fino all’ultimo
grandioso per la sua drammaticità “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.
Inoltre la televisione presente
ormai in ogni casa, ha riproposto ad un pubblico ancor più vasto le produzioni
televisive ed i tanti films con questo soggetto, che per questioni economiche e
per la crisi delle sale cinematografiche, non sarebbero stati più visti.
Il Venerdì Santo è il giorno della
Croce, di questo simbolo che è di guida ai cristiani e nel contempo tiene
lontani altri da questa Religione, che per tanti versi ha al suo centro il
dolore e la sofferenza, seppure accettata e trasfigurata; e si sa che a nessuno
piace soffrire e tutti vorrebbero tendere alla felicità senza prima soffrire.
I soggetti delle XIV Stazioni della Via Crucis:
I = Il processo e la condanna;
II = Il carico sulle spalle della Croce;
III = La prima caduta;
IV = L’incontro con
V = L’aiuto del Cireneo;
VI = L’incontro con
VII = Seconda caduta;
VIII = L’incontro con le donne di Gerusalemme;
IX = Terza caduta;
X = Gesù denudato e posto sulla Croce;
XI = La crocifissione;
XII = La morte in Croce;
XIII = La deposizione;
XIV = La sepoltura nella tomba.
Nessun commento:
Posta un commento